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Politica estera

Francia, nuove proteste e paura. L’invito di Macron alla calma

Oggi in piazza non solo i liceali, ma anche agricoltori e “gilet jaune”. Blindati Eliseo, Matignon e Champs -Élysées. Il timore di violenze. E il ministro ridà il via libera all’uso delle granate stordenti

Ancora proteste Studenti in piazza per la scuola a Parigi

Francia di nuovo in piazza quest’oggi: stavolta contro il caro carburanti e gli aumenti sul costo della vita. Una protesta che si preannuncia più sfuggente ed eterogenea delle precedenti andate in scena da settembre. Con Parigi pronta a fare storia a sé, ieri sera il prefetto, Patrice Faure, ha blindato per oggi ogni accesso ai manifestanti attorno all’Eliseo, a Matignon (la sede del governo) e agli Champs-Élysées, minacciando multe da 135 euro per chi trasgredisce. Se finora erano gli studenti in prima fila, ora tocca ai «gilet gialli»: adulti, che bloccarono già il Paese tra il 2018 e il 2019. Con i liceali pronti a unirsi. Gli agricoltori, anche. I sindacati a far da sponsor. La polizia pronta ad azioni muscolari. E il presidente Emmanuel Macron che invita alla calma.

Secondo gli 007 d’Oltralpe, sarebbero tra i 60mila e i 110mila i manifestanti attesi in tutto l’Esagono. Ma la nota d’intelligence è stata redatta prima che ieri prendesse piede l’appello on line alla mobilitazione generale: «Gilet gialli, Gen Z, indignati, agricoltori, vigili del fuoco, operai, insegnanti, operatori sanitari, attivisti per

il clima, abitanti delle periferie, pensionati: sabato 17 ottobre, ovunque». La mappa delle strade da riempire circola sui social e invita a far «convergere» la rabbia e le «rivendicazioni». Col favore, peraltro, di un’opinione pubblica che sostiene le azioni dei vari collettivi. Quasi 7 francesi su dieci, il 69 per cento secondo Elabe per BfmTv, approva i cortei. In un Paese in cui l’inflazione ha raggiunto il livello più alto da gennaio 2024 si chiedono risposte immediate. Ma con una Francia a pochi passi dal default i margini per aiuti e interventi strutturali sono pressoché azzerati.

C’è poi il conto alla rovescia verso le elezioni di aprile e maggio a complicare ogni appeasement. La «mobilitazione sociale è un pretesto per i gruppuscoli di estrema sinistra che si raccoglieranno attorno a Jean-Luc Mélenchon, la Francia del caos», attacca il presidente del Rn, Jordan Bardella. Marine Le Pen sfoggia toni più «presidenziali», lasciando che sia il suo candidato premier a esprimere sostegno alle forze dell’ordine; 36 le inchieste interne aperte a margine delle manifestazioni studentesche; quattro i liceali mutilati dalle granate della polizia.

Ordigni che, dopo essere stati vietati dal governo dopo decine di feriti tra i giovanissimi, oggi torneranno in scena all’occorrenza.

Bufera immediata su questa retromarcia del ministro dell’Interno, Laurent Nuñez. L’ex collaboratore di Emmanuel Macron ha annunciato che le granate stordenti potranno essere impiegate in caso di «violenze urbane». Il leader dell’estrema gauche e candidato all’Eliseo Jean-Luc Mélenchon ha avuto gioco facile nel chiedere «un impegno a non usare armi destinate alle mutilazioni dei manifestanti (occhi, mani, mascelle)». Nella sfida stato contro casseur, ieri intanto la Procura di Saint-Nazaire ha aperto un’inchiesta per il danneggiamento del liceo Aristide-Briand. Un rogo ha reso necessaria l’evacuazione. Fermata una minorenne. Un 16enne, in Normandia, è stato invece piazzato sotto controllo per «apologia del terrorismo».

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