Dopo la missione di John Ratcliffe a Mosca, il silenzio pesa più delle dichiarazioni ufficiali. Il viaggio del capo della Cia, voluto da Donald Trump e inizialmente tenuto riservato, ha lasciato filtrare versioni diverse sui contenuti dei colloqui. E apre una domanda cruciale: quanto sa davvero Vladimir Putin della guerra in Ucraina, dei suoi costi e della reale tenuta della Russia?
Ratcliffe non ha incontrato Putin, secondo quanto riferito dal Cremlino, ma ha parlato con i vertici dell’intelligence, tra cui il capo dell’Svr Sergei Naryshkin e quello dell’Fsb Aleksandr Bortnikov. Il contenuto della missione resta top secret. Le ricostruzioni americane, però, convergono su un punto: Washington ha voluto far arrivare a Mosca un messaggio senza filtri diplomatici. Due le versioni: nella prima, Ratcliffe avrebbe messo in guardia Mosca da qualsiasi attacco alla Nato, ribadendo l’impegno Usa sull’articolo 5. Nella seconda, prospettato un quadro più cupo della guerra, esortando il Cremlino a trattare prima che il deterioramento militare ed economico renda il conto ancora più salato. È qui che la missione di Ratcliffe assume il suo vero peso: Washington teme che a Putin arrivino informazioni distorte sulla reale forza degli Stati Uniti, indeboliti, secondo le valutazioni emerse, dalla guerra con l’Iran e dalla riduzione delle scorte di sistemi chiave, dai Patriot ai Tomahawk. Il rischio è che il Cremlino scambi questa vulnerabilità per un’occasione di escalation. Da Mosca Peskov gela ogni apertura: negoziati fermi e, per ora, nessun incontro al vertice.
Il Cremlino accusa Kiev di non volere una soluzione pacifica e ribadisce che l’operazione militare continuerà. Sergei Lavrov minimizza il mistero della missione: «I contatti riservati sono normali. Anche Ratcliffe e per il vaticano monsignor Gallagher erano a Mosca semplicemente per parlare». Poi alza i toni: «Chi ha il ruolo più negativo nel conflitto è Londra», indicando nel sostegno britannico la sponda agli attacchi ucraini contro raffinerie e infrastrutture russe. E proprio ieri Londra ha denunciato un cyberattacco contro tre aeroporti britannici: gli hacker hanno sottratto i dati personali a milioni di clienti e hanno chiesto un riscatto di cui non si conosce l’entità.
Da Kiev, Volodymyr Zelensky denuncia i piani russi per aumentare la produzione di missili balistici e chiede di bloccare componenti e tecnologie destinati all’industria bellica. Rivendica inoltre gli attacchi a Kstovo e Rostov, che avrebbero colpito la capacità russa di produrre motori per missili. In serata è arrivata la contromossa di Putin: un’esercitazione strategica resa pubblica con il lancio, da Plesetsk, di un missile balistico intercontinentale. Una dimostrazione di forza che riaccende l’interrogativo più inquietante: un messaggio per Kiev, o le prove generali di un’escalation dalle conseguenze devastanti? Lo zar incontrerà inoltre Xi Jinping il 31 agosto a Bishkek, in Kirghizistan. Un faccia a faccia volto a rafforzare ulteriormente l’alleanza economica e militare tra i due Paesi. Sul campo Russia e Ucraina rivendicano attacchi contro obiettivi militari (7 civili morti), ma stanno lavorando a un imminente scambio di prigionieri.
