Dopo anni trascorsi a spiegare che chiunque potesse essere donna sulla base della semplice autodeterminazione, il Labour britannico si ritrova costretto a chiudere alle donne trans la sua conferenza femminile. E ora il mondo iper-progressista - intrappolato nelle regole che esso stesso ha contribuito a creare - va in frantumi.
Quattro importanti sindacati affiliati al partito – Unison, Usdaw, Aslef e Musicians’ Union – hanno annunciato che boicotteranno la Labour Women’s Conference, in programma a Liverpool a settembre, alla vigilia del congresso nazionale. Altri potrebbero seguirli, trasformando uno degli appuntamenti simbolici della sinistra britannica in un clamoroso regolamento di conti interno.
La decisione del Labour non nasce da un’improvvisa sterzata, ma dall’obbligo di rispettare la legge. Nell’aprile del 2025 la Corte Suprema ha stabilito all’unanimità che, ai fini della normativa sulle pari opportunità, il termine “donna” deve essere interpretato sulla base del sesso biologico.
Una sentenza che ha mandato in cortocircuito anni di militanza woke. Fino ad allora il Labour aveva fatto propria la logica dell’autoidentificazione: le donne trans potevano partecipare agli eventi femminili e accedere persino alle misure di “positive action”, come le liste elettorali riservate alle sole donne.
Dopo la pronuncia dei giudici, il partito aveva preferito cancellare del tutto la conferenza dello scorso anno, in attesa delle indicazioni della Commissione per l’uguaglianza e i diritti umani. Come riportato dalla Bbc, le linee guida hanno però confermato il punto essenziale: gli spazi riservati a un solo sesso possono essere limitati alle persone appartenenti biologicamente a quel sesso.
Il comitato esecutivo laburista ha quindi stabilito che la sessione principale della conferenza, comprese le votazioni, i discorsi ufficiali e i dibattiti politici, sarà accessibile esclusivamente alle donne biologiche. Le persone trans potranno invece prendere parte agli incontri collaterali. Una soluzione di compromesso che non è bastata ai sindacati. Unison ha ribadito che per la propria linea politica “le donne trans sono donne, gli uomini trans sono uomini e le identità non binarie sono valide”, annunciando anche una campagna per modificare la legge.
Ed è qui che la contraddizione diventa quasi perfetta. Una conferenza nata per aumentare la presenza delle donne in politica rischia di essere boicottata proprio perché il Labour è stato costretto che cosa sia una donna, almeno in base alla legge. Il partito sostiene contemporaneamente di voler tutelare la rappresentanza femminile, garantire l’inclusione e rispettare la legge. Tre obiettivi che dopo anni di ideologia identitaria non sembrano più convivere tanto facilmente.
Il woke presenta il conto ai suoi stessi sacerdoti. Per anni la sinistra britannica ha trasformato una realtà biologica in un terreno di battaglia culturale, accusando di intolleranza chiunque sollevasse un dubbio. Ora una sentenza della Corte Suprema ha ribaltato tutto. E il risultato è paradossale: il Labour viene contestato dai suoi finanziatori perché, alla conferenza delle donne, ha deciso di ammettere soltanto coloro che secondo le norme sono donne.
