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Politica estera

La grande ondata

Un esodo biblico: sbarcati in 60mila, già respinti 48.300 Recuperati 57 corpi

Ceuta

Come nel Mar Rosso ma senza neanche che le acque si aprissero grazie a Mosè. Per l’esodo biblico di Ceuta, exclave spagnola in terra d’Africa, è bastato a decine di migliaia di disperati nuotare qualche per qualche centinaia di metri.Chi con mute, chi con salvagenti, che arrangiandosi come poteva. C’era chi sapeva nuotare e chi no. E infatti in 57 non ce l’hanno fatta. È questo il numero dei cadaveri recuperati nelle ultime ore al largo di Ceuta dalle forze dell’ordine. Un numero in continuo aumento, erano 10, poi 24, poi 34, poi 43, è possibile che mentre leggete questo articolo la cifra sarà cresciuta ancora. Resterà in ogni caso nella storia questo esodo biblico tra Marocco e Spagna, tra Africa ed Europa. «Le stime parlano di circa 60mila persone entrate nelle ultime ore, il che equivale al 70 per cento della popolazione di Ceuta. La situazione è insostenibile», dice il presidente dell’exclave Juan Jesus Vivas. Nelle ore successive il ministero dell’Interno di Madrid parlerà di 50mila persone, senza cambiare la sostanza del problema.Vivas ieri ha incontrato Pedro Sànchez, in visita nel piccolo territorio. Il premier spagnolo è stato accolto dalle proteste dei residenti della cittadina (85mila abitanti in tutto), che hanno gridato: «Questi pagliacci ci hanno tradito!». I residenti temono «una pressione migratoria senza precedenti, che potrebbe superare la crisi del maggio 2021, quando quasi 10mila persone entrarono in città in pochi giorni», scrivevano ieri i giornali locali, ignorando che di lì a poche ora quel record sarebbe stato polverizzato. Sànchez ha ascoltato, rassicurato, precisato. «Quanto accaduto a Ceuta - ha detto Sànchez - è un attacco e una violazione della sovranità territoriale della Spagna». E poi: «Utilizzeremo tutte le risorse per garantire la sicurezza dei ceuti, ristabilire la convivenza in un impegno per il presente e il futuro di Ceuta».Va detto che le autorità hanno lavorato a tempo pieno per analizzare i singoli casi dei «nuotatori» clandestini, come stabilito dalla Corte Suprema con una sentenza dello scorso 8 luglio - la pietra dello scandalo - per cui è possibile il respingimento immediato solo per chi supera le barriere fisiche preposte alla protezione del confine terrestre. Gli addetti dell’ufficio immigrazione, grazie anche agli accordi bilaterali in materia di immigrazione con Rabat, hanno rimandato a casa in tempo record oltre 48.500 migranti, oltre l’80 per cento di quelli approdati in Spagna, al ritmo di 150 persone al minuto.Una fabbrica del respingimento che almeno in parte ha fatto recuperare la faccia al governo di Madrid, che all’occhio dell’intera Europa l’aveva persa nelle ore precedenti.«La situazione a Ceuta resta inaccettabile», si scaglia su X il commissario Ue agli Affari interni Magnus Brunner, che pure accoglie con favore «la cooperazione fra Spagna e Marocco per gestire la situazione e per rimpatri rapidi». Il Marocco è inserito nella lista Ue dei Paesi d’origine sicuri, ciò che rende quasi impossibile trovare appigli giuridici per opporsi ai respingimenti e accelera l’iter. A quanti però temono che l’invasione di Ceuta possa minacciare l’intera Europa, fonti Ue rispondono precisando che «non ci sono movimenti verso il continente o altri Paesi membri. Ci sono regole speciali di Schengen che si applicano a Ceuta e Melilla. I controlli sono totalmente operativi per le partenze». I Paesi europei, però, non si fidano. Ieri l’Italia ha sospeso il trattato di Schengen con la Spagna, e la Francia ha annunciato un rafforzamento dei controlli ai suoi confini meridionali.Ieri ci sono stati violenti scontri tra la polizia marocchina e le migliaia di giovani che si sono riversati a Fnideq, nei pressi del confine con Ceuta. Quando hanno capito che non sarebbe stato consentito loro di provare a raggiungere la Spagna, i giovani hanno lanciato pietre contro gli agenti e ci sono stati almeno 30 arresti. E nell’altra exclave spagnola in terra marocchina, quella di Melilla, l’effetto imitazione ha costretto le autorità a chiudere la frontiera dopo la fuga di 400 migranti verso l’agognata Spagna.«Questi pagliacci ci hanno tradito» è la frase più benevola, riportata su uno striscione, nei confronti del premier spagnolo Pedro Sánchez e il suo ministro dell’Interno arrivati ieri a Ceuta per affrontare l’invasione dei migranti illegali marocchini. Un folto gruppo di cittadini spagnoli dell’exclave in territorio africano hanno accolto con sputi, urla e insulti il leader socialista davanti al muni.

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