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Politica estera

Il leader fragile, la mano Usa e il ruolo di Fedorov

Gli States guardano con favore all’ex ministro. Il sostegno alle agenzie anti-corruzione

Deputy Head of the Office of the President of Ukraine, Iryna Mudra, addresses a press conference upon the 13th meeting of the Core Group on the Establishment of a Special Tribunal for the Crime of Aggression Against Ukraine, at the European Commission in Brussels, Belgium, 04 February 2025. ANSA/OLIVIER MATTHYS

A Kiev, si accentua una fase politica delicata. Il Parlamento ha approvato la nomina di Yevhenii Khmara a ministro della Difesa, sostituendo Mykhailo Fedorov, mentre l’Ufficio nazionale anticorruzione ucraino (NABU) e la Procura speciale anti-corruzione ucraina (SAPO) hanno avviato un’operazione contro una presunta rete che coinvolgerebbe anche esponenti dell’ufficio presidenziale. Zelensky ha rimosso Iryna Mudra, vicecapo dell’Ufficio presidenziale, data per arrestata prima della sua stessa smentita.

Fedorov, già ministro della Difesa, ha reso esplicita la sfida a Zelensky chiedendo di trovare una soluzione per tornare alle elezioni anche durante la guerra. La legge marziale oggi lo impedisce e le condizioni materiali rendono il voto oggettivamente difficile. D’altra parte, negli Stati Uniti, nel 1864, Abraham Lincoln fu rieletto mentre la guerra civile era in corso. Il significato politico della posizione di Fedorov è però più importante della sua immediata fattibilità. Se la guerra dovesse durare ancora molti anni, quando potrà l’Ucraina tornare a essere una democrazia pienamente funzionante? È una domanda che mette in discussione la permanenza di Zelensky al potere senza contestarne formalmente la legittimità. Fedorov, inoltre, rivendica un ruolo nella riorganizzazione dello Stato, costruendo così una propria legittimità come possibile alternativa a Zelensky.

A rendere vulnerabile il presidente è poi l’offensiva di NABU e SAPO. Le due agenzie anti-corruzione ucraina hanno ricevuto negli anni un forte sostegno dagli Stati Uniti. Non ci sono prove che Washington abbia ordinato le operazioni, ma questo legame fa sì che a Kiev la loro azione venga interpretata anche come uno strumento di pressione sull’apparato presidenziale. È plausibile che l’amministrazione Trump, e forse lo stesso presidente, guardi con favore all’emergere di Fedorov, perché intravede in lui una leadership ucraina più disponibile a negoziare con Mosca. Washington non avrebbe bisogno di favorire apertamente la caduta di Zelensky: potrebbe essere sufficiente sostenere o non ostacolare l’emergere di alternative credibili. Se una nuova leadership arrivasse a un accordo con la Russia, Trump potrebbe attribuirsi il merito per la fine della guerra senza imporre direttamente a Kiev un compromesso. La convergenza tra la costruzione di una leadership alternativa, l’indebolimento dell’apparato di Zelensky e la pressione per trasformare la guerra in un negoziato suggerisce che gli avvenimenti di oggi potrebbero segnare l’inizio di una fase nuova della crisi politica ucraina.

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