Mentre l’Unione Europea dibatte sulla gestione dei flussi migratori dopo la crisi di Ceuta, attorno all’exclave spagnola in Nordafrica la situazione è in continua evoluzione. La novità più importante arriva dalla procura marocchina di Tetouan che ha formalmente incriminato 25 persone legate all’organizzazione di attraversamenti irregolari della frontiera e al trasporto abusivo di persona dal Marocco a Ceuta durante gli arrivi di massa del 30-31 luglio scorsi. A questi vengono contestati anche i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, violenze e resistenza alle forze dell’ordine e danneggiamento di beni pubblici. Alcune Ong marocchine e l’emittente pubblica spagnola Rtve hanno riferito di almeno 52 persone arrestate anche per i tentativi di ingresso nell’exclave di Melilla.
Nonostante il rientro in Marocco di almeno 70mila migranti, a Ceuta la situazione rimane problematica. «Chiediamo soccorso, aiuto, supporto e solidarietà alla Spagna» è la richiesta accorata che arriva dal presidente del governo locale Juan Jesús Rivas aggiungendo che «attualmente, il tasso di occupazione dei centri di accoglienza per minori è del 2.600% superiore alla loro capacità massima». Le autorità locali stimano almeno 1.100 minori non accompagnato ancora presenti per le strade di Ceuta. Ad ora i minori identificati e ospitati nei centri di accoglienza sono 528, mentre il ministero della Gioventù e dell’Infanzia ha predisposto l’apertura di due istituti scolastici per offrire assistenza temporanea.
«Non solo abbiamo sostenuto la riforma della legge sugli stranieri per redistribuirli in modo vincolante e solidale, ma la stiamo già applicando e continueremo ad applicarla» ha aggiunto Rivas, riferendosi al decreto approvato dal governo centrale nel 2025 per la distribuzione territoriale obbligatoria nelle regioni dei minori stranieri non accompagnati. In questo l’esponente del Partido Popular si è distaccato dalla linea del suo partito e dell’estrema destra di Vox, entrambe contrarie all’accoglienza di altri minori non accompagnati. «Questa entrata in massa ha travolto la stessa legge» ha dichiarato, ma ribadendo che quella in atto è«un’emergenza umanitaria assolutamente insostenibile». Nel frattempo la politica spagnola continua a muoversi. Il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ela ministra dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e della Migrazione Elma Saiz Delgado hanno declinato l’invito a comparire davanti alla Commissione per le libertà civili, la giustizia egli affari interni del Parlamento Europeo per concentrarsi sulla situazione ai confini. Intanto il partito di sinistra Sumar, alleato di Sánchez, ha presentato al Congresso dei deputati una proposta di legge per chiedere che la Spagna rinunci a co-organizzare con il Marocco iMondiali di calcio del 2030 denunciando «gravi violazioni dei diritti umani» e accusando Rabat di «minacciare e utilizzare persone disperate per i propri interessi geopolitici». Una richiesta simile è stata inviata dai Verdi portoghesi al governo di Lisbona (altro co-organizzatore), parlando di Mondiali «insostenibili» dopo la crisi di Ceuta.
