Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:40
Politica estera

Incubo per i Dem: flop tra gli operai. Trump: “Ottimo”

Abdul convince minoranze e bianchi agiati. Ma passa solo di misura sulla rivale

Abdul El-Sayed departs following a news conference at the Spirit of Detroit shortly after winning the Democratic nomination for U.S. Senate in Michigan, Wednesday, Aug. 5, 2026, in Detroit. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Donald Trump non ha dubbi: Abdul El-Sayed, vincitore delle primarie democratiche in Michigan, è «un’ottima notizia per il Partito repubblicano». Per il presidente, il medico progressista di 41 anni è soltanto un «perdente comunista che odia gli ebrei e Israele». Eppure né El-Sayed né il suo elettorato appartengono al proletariato in senso stretto. Nella sinistra progressista c’è un cortocircuito: da un lato ci si proclama socialisti radicali al grido di «tassare i ricchi» e «sanità per tutti»; dall’altro si raccolgono i voti di un elettorato non propriamente vicino alla working class. Il candidato di origine egiziana, studente in prestigiosi college, ha raccolto consensi in due bacini elettorali: alcune importanti minoranze e i giovani, spesso bianchi e ben istruiti. Basta osservare la mappa del voto. El-Sayed ha vinto nelle contee di Washtenaw, roccaforte universitaria, e di Kent, abitata da una popolazione istruita e benestante: zone con un reddito familiare compreso tra gli 82 e gli 89mila dollari l’anno, contro una media statale di 72mila.

Al contrario, la sua avversaria Haley Stevens ha vinto nelle contee dentro e fuori Detroit, ex capitale dell’auto e terra di tute blu. El-Sayed ha poi raccolto consensi nella comunità arabo-musulmana del Michigan, forse l’unica con rimandi da working class, che ha nella città di Dearborn la propria «capitale», non a caso qui ha vinto con un margine di 57 punti. Questi due segmenti si sono saldati anche grazie al messaggio anti-israeliano del progressista, che ha parlato di genocidio a Gaza e messo in dubbio l’esistenza di Israele come Stato ebraico. Un mix che ha alienato elettori anziani, neri e moderati, legati alla tradizione industriale democratica.

La sua cavalcata somiglia a quella di Zohran Mamdani a New York. Il sindaco socialista è stato abile nel costruire questo tipo di coalizione, fornendo una «guida» ai progressisti sui temi, linguaggi e obiettivi. Come El-Sayed, Mamdani aveva raccolto voti tra gli under 40 ed era riuscito a unire elettorati diversi: quello progressista, bianco e colto dei quartieri gentrificati e quello delle comunità di immigrati. Non è un caso che, nel 2025, l’analista Michael Lange abbia coniato l’espressione Commie Corridor, «corridoio comunista», per indicare le roccaforti della nuova sinistra pro-Mamdani racchiuse tra Ridgewood, nel Queens, e Bushwick, a Brooklyn.

Il grande esperimento progressista potrebbe però avere grossi limiti. Mamdani si è mosso in un luogo in cui la destra non tocca palla da anni. Ben diverso è il Michigan, uno Stato sempre meno orientato a sinistra, dove Trump ha vinto due volte. La vittoria di El-Sayed contro Stevens, infatti, è arrivata per meno di un punto percentuale: un segnale di quanto l’elettorato sia spaccato e del rischio che migliaia di voti operai non arrivino alle elezioni di midterm di novembre.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.