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Politica estera

Perde valore il rapporto con Israele

Per decenni il sostegno a Israele ha rappresentato un elemento largamente condiviso all’interno dei Democratici

Abdul El-Sayed waves as he arrives for a news conference at the Spirit of Detroit shortly after winning the Democratic nomination for U.S. Senate in Michigan, Wednesday, Aug. 5, 2026, in Detroit. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

La decisione del senatore democratico Gary Peters di non ricandidarsi ha trasformato le primarie del Michigan in una delle competizioni più importanti dell’intero ciclo elettorale. Abdul El-Sayed, un progressista di origine egiziana, ha sconfitto la moderata Haley Stevens. Il significato del risultato va oltre il Michigan e offre indicazioni sulla direzione che potrebbe prendere il partito in vista delle elezioni 2028. Per decenni il sostegno a Israele ha rappresentato un elemento largamente condiviso all’interno dei Democratici. Oggi, tuttavia, costituisce una delle più evidenti linee di frattura tra una parte crescente della base progressista e l’ala moderata del partito. La campagna di El-Sayed ha saputo intercettare proprio questo cambiamento: la sua posizione fortemente critica verso la politica israeliana ha mobilitato un elettorato progressista, dimostrando al tempo stesso i limiti dell’influenza degli apparati tradizionali. Lo dimostra il fatto che l’american Israel public affairs committee, la più influente organizzazione statunitense a sostegno delle relazioni tra Stati Uniti e Israele, abbia inutilmente investito 30 milioni di dollari per sostenere la candidatura Stevens: il maggiore finanziamento mai destinato dall’organizzazione a una singola competizione elettorale. La vittoria di El-Sayed suggerisce quindi che campagne fortemente radicate sul territorio possono competere anche contro una potente macchina finanziaria. Ma indica soprattutto una trasformazione più ampia: la crescente distanza tra una parte dell’elettorato democratico, in particolare tra le fasce più giovani e progressiste, e un establishment politico e finanziario che considera il rapporto con Israele un elemento centrale dell’identità del partito. Inoltre, il risultato del Michigan evidenzia una domanda sempre più forte di politiche concentrate sulle priorità interne. Un orientamento che nasce da presupposti ideologici diversi rispetto all’America First di matrice conservatrice, ma che segnala come una componente crescente dell’elettorato chieda una ridefinizione delle priorità nazionali. Per questo motivo il Michigan non soltanto uno dei principali campi di battaglia delle elezioni di novembre, ma anche un laboratorio politico in vista del 2028, sull’interpretazione dell’interesse nazionale più convincente per gli elettori.

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