Tre giorni di urne spalancate, 450 poltrone alla Duma da riscaldare e un verdetto già archiviato nel frigorifero del Cremlino, speziato come un piatto scialbo di retrovia. Mentre la carne da cannone parte per l’Ucraina e la gente comune prova a mandare giù l’amaro della vita quotidiana, il potere sigilla ogni spiraglio di buonsenso con la consueta arroganza burocratica. A Bruxelles, i tecnocrati della Commissione Europea compilano eleganti note di biasimo sulla «continua e crescente erosione della democrazia», come se scoprissero solo ora che l’arrosto è bruciato. Tra dissidenti in gattabuia, candidati depennati e la stampa messa al bavaglio, la scelta dell’elettore ha lo stesso valore di un menù senza cibo. E il mancato invito agli osservatori internazionali non è che l’ennesima impronta di un regime che ha già deciso di mangiarsi la torta da solo. Ieri ha votato il 22% degli aventi diritto.
Russia Unita, il partito di Putin, controlla il Parlamento da 23 anni e si prepara a conservarne il dominio. Attorno, la cosiddetta opposizione sistemica: comunisti, nazionalisti, conservatori e liberali autorizzati a occupare gli spazi consentiti. L’unica formazione che si oppone alla guerra, Yabloko, è stata esclusa. Si vota anche nei territori ucraini occupati, elemento considerato contrario al diritto internazionale.
Poi ci sono le imprese, e qui il Cremlino non ha bisogno di schede elettorali: basta un decreto. Putin ha disposto l’amministrazione degli asset russi di Nestlé, Auchan e Lemana Pro, affidandoli alla società russa L.E.V. Management. Nestlé ha fatto sapere che tutelerà i propri diritti; Auchan ha chiesto chiarimenti. Il provvedimento arriva dopo quattro anni nei quali guerra e sanzioni occidentali hanno trasformato il mercato russo in un territorio pieno di uscite di sicurezza, alcune delle quali conducono direttamente allo Stato. Mosca definisce «ostili» i Paesi d’origine delle tre società. Per Peskov, «è uno dei fattori per decidere l’amministrazione esterna».
Il resto della giornata è trascorso con Kiev e Mosca insoddisfatte della gestione dei negoziati di pace da parte degli Usa, in particolare dell’inviato Witkoff, mentre Trump, che non pensa di sostituirlo, valuta accordi commerciali con Putin per incentivarlo a fermare i combattimenti, ma al tempo stesso firma sanzioni. Il governo ucraino apre un centro per il reclutamento di stranieri e apolidi. Putin rivela che dall’inizio del conflitto è aumentata di 22 volte la produzione di munizioni e armamenti. L’Ue intanto ha erogato a Kiev 3,3 miliardi di euro per la difesa, mentre Zelensky punta ad aprire due nuovi cluster nei negoziati di adesione. La Danimarca ha ristretto lo spazio aereo dopo un allarme droni e la Lituania ringrazia l’Italia per averne abbattuto uno che aveva violato il suo spazio aereo.
