Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 18:10
Politica estera

La Cina teme l’intelligenza artificiale: l’allarme dei servizi segreti su deepfake, spionaggio e guerra

Pechino chiede più controllo sui modelli stranieri, ma non può rallentare: algoritmi e dati sono ormai decisivi anche nella sfida militare con gli Usa

L’intelligenza artificiale si sta trasformando in una questione di sicurezza nazionale. In Cina questo timore è arrivato fino ai vertici del potente Ministero della Sicurezza di Stato che ha lanciato un avvertimento insolitamente netto sui rischi dell’Ia per la stabilità politica, la cybersicurezza e la competizione militare. Si tratta di un segnale che descrive perfettamente quanto la corsa all’IA sia ormai un’arma a doppio taglio. E che racconta quali siano i timori del Dragone nella sfida a distanza contro i colossi Usa.

L’allarme dei servizi segreti cinesi sull’IA

Il capo dei servizi segreti cinesi, Chen Yixin, ha descritto l’Ia come una possibile minaccia diretta al potere del Partito comunista. In un articolo pubblicato sulla rivista statale China Cyberspace, Chen ha così chiesto un maggiore controllo politico sulla tecnologia e una supervisione più stringente dell’industria.

Il problema, secondo il dirigente, non riguarda soltanto l’uso improprio dei nuovi strumenti, ma la possibilità che potenze straniere li utilizzino per condurre campagne di disinformazione, attacchi informatici e attività di spionaggio su larga scala. Nel mirino, per l’appunto, ci sono anche i modelli sviluppati dalle società americane, considerati un potenziale fattore di rischio per la sicurezza nazionale cinese.

Stabilità interna a rischio?

Andiamo con ordine. Il primo fronte da attenzionare è quello della stabilità interna. L’intelligenza artificiale può infatti rendere molto più semplice produrre video, immagini e registrazioni audio falsificate e quindi alimentare una guerra della propaganda contro Pechino.

Il timore, per esempio, è che un deepfake attribuito a un funzionario cinese, o persino a Xi Jinping, possa diffondersi rapidamente sui social network e provocare confusione, sfiducia o tensioni politiche.

A questo si aggiunge la minaccia informatica. Secondo Chen, l’Ia sta abbassando drasticamente i costi e le competenze necessarie per individuare vulnerabilità, costruire percorsi di attacco e colpire infrastrutture strategiche. È una prospettiva che preoccupa il Dragone perché trasforma strumenti un tempo riservati a gruppi altamente specializzati in tecnologie potenzialmente accessibili a un numero molto più ampio di attori.

Il rebus dei dati e l’importanza degli algoritmi

C’è poi il problema dei dati. L’utilizzo di modelli stranieri da parte di utenti e aziende cinesi potrebbe favorire la fuoriuscita di informazioni sensibili, soprattutto se le richieste inviate ai sistemi di Ia contengono materiale riservato.

Il caso della startup cinese Moonshot AI, accusata di aver instradato richieste dei propri utenti verso Claude di Anthropic, ha ulteriormente alimentato i timori di Pechino. In ogni caso il vero terreno di scontro resta quello militare.

Chen sostiene che l’Ia stia modificando il modo stesso di combattere, rendendo più importanti la capacità di raccogliere informazioni, elaborare dati, individuare obiettivi e prendere decisioni rapidamente. Per questo, secondo il capo dei servizi cinesi, chi riuscirà a ottenere il vantaggio negli algoritmi potrà conquistare anche un vantaggio sul campo di battaglia.

Il paradosso della Cina

La Cina sta attraversando un clamoroso paradosso. Da un lato l’apparato di sicurezza cinese mette in guardia dai rischi dell’Ia americana, ma dall’altro Pechino continua a considerare la tecnologia indispensabile per battere gli Stati Uniti nella corsa all’innovazione. La stessa Cina che chiede maggiore controllo teme quindi di rallentare troppo e lasciare a Washington un vantaggio decisivo.

Dall’altra parte dell’Oceano, il dibattito segue una traiettoria speculare: dirigenti dell’industria americana chiedono di limitare lo sviluppo cinese e di mantenere il primato statunitense, mentre Donald Trump ha ribadito che chi vincerà la corsa all’Ia avrà un enorme vantaggio geopolitico. Senza ombra di dubbio Trump e Xi affronteranno il tema durante il loro prossimo, imminente, meeting.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.