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Politica estera

La derisione di Teheran sui diritti

Eccole le nuove Lettere persiane, con una dose di terrore cinico e surreale

Ancora proteste Studenti in piazza per la scuola a Parigi

Gli ayatollah forse hanno letto Montesquieu e ora ne fanno la parodia. Nel 1721 il filosofo immaginò due persiani a Parigi, Usbek e Rica, guardavano gli occidentali con occhi stranieri e ne smontavano le manie: il re, il papa, le mode, i caffè dove si discute di tutto. Il persiano era uno specchio, e lo specchio faceva ridere l’Europa di se stessa. Tre secoli dopo il trucco torna, ma stavolta lo maneggia Teheran. Eccole allora le nuove Lettere persiane, con una dose di terrore cinico e surreale. Il ministero degli Esteri iraniano ha convocato l’ambasciatore francese, Pierre Cochard, per protestare contro la gestione «violenta» delle proteste nei licei. Si parla di gravi violazioni dei diritti umani e si accusa Parigi di usare due pesi e due misure. Viene da ridere, ma dura poco. A parlare è un regime che a gennaio ha schiacciato le proprie piazze lasciando sull’asfalto migliaia di morti. Un regime che impicca, che manda la polizia morale a controllare i veli, che ha fatto di Mahsa Amini un nome da non pronunciare. Proprio ieri Bahareh Aghaei, avvocatessa detenuta nel penitenziario di Qarchak, è stata condannata a 20 anni di carcere per aver difeso i manifestanti del gennaio scorso, quando la Persia ha sognato la libertà.. Non è solo ipocrisia. È derisione. Teheran non crede ai diritti universali. Li considera un abito cucito a Parigi e a Filadelfia e spacciato per pelle dell’umanità. Allora ti rovescia addosso il tuo vocabolario per mostrarti che è vuoto: se valgono per tutti, valgono anche per voi. È il tu quoque elevato a dottrina di Stato. L’Iran non vuole che la Francia rispetti i diritti umani, pretende che smetta di nominarli. Tutto questo funziona perché dall’altra parte c’è il senso di colpa: da decenni una parte dell’Occidente si vergogna dell’universalismo, lo sospetta di colonialismo, lo scioglie nel relativismo delle culture. Gli ayatollah non hanno inventato nulla: hanno solo letto i nostri seminari. Se tutto è punto di vista, anche la forca lo è.