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Presa socialista

Chi è Abdul El-Sayed, il “Bruce Springsteen musulmano” che scuote la sinistra Usa

Dalla benedizione di Bill Clinton al successo in Michigan, il 41enne di origini egiziane ha battuto la moderata Haley Stevens. Ora sfiderà Mike Rogers, ma il suo radicalismo fa temere ai dem di perdere il seggio chiave in vista delle midterm

el sayed combo

Il Michigan scuote la politica americana e soprattutto la sinistra a stelle e strisce. Il 41enne di origini egiziane Abdul El-Sayed, nome completo Abdulrahman Mohamed El-Sayed, ha vinto le primarie dem per il Senato in vista delle elezioni di metà mandato fissate per il prossimo 3 novembre. Il successo sulla moderata filo-establishment Haley Stevens riflette sia il grande stato di forma della sinistra radicale americana sia una mutazione dell’elettorato progressista, che vuole un partito sempre più integralista. Il risultato segna un punto fondamentale nella guerra ideologica che sta lacerando il partito.

La storia di El-Sayed, nato nella notte di Halloween del 1984, è il riflesso delle trasformazioni demografiche e politiche che possono costare care al Partito democratico, tanto alle midterm quanto alle presidenziali del 2028. Professore ed ex funzionario della sanità pubblica, El-Sayed aveva già tentato la strada della politica nel 2018, sfidando senza successo Gretchen Whitmer nelle primarie per la carica di governatore. Nella notte, però, è arrivata la vittoria decisiva, che si inserisce in un momento d’oro per tutto il movimento progressista, capace di ottenere successi importanti in diverse competizioni elettorali, dall’Illinois a New York.

Socialista, ma non troppo

Il suo successo mescola la rivalsa di una delle comunità musulmane più grandi d’America, quella concentrata a Dearborn, poco lontano da Detroit, con le spinte anti-israeliane e populiste del mondo socialista. Il tutto senza che lo stesso El-Sayed faccia parte dei Democratic Socialists of America (Dsa), la formazione che si sta mangiando parti dell’asinello. Il 41enne, al contrario del sindaco di New York Zohran Mamdani, rifiuta l’etichetta di socialista, considerandola inutile.

Eppure, basta osservare la sua piattaforma per capire le grandi affinità che lo legano alla galassia progressista composta dal primo cittadino della Grande Mela, dal senatore del Vermont Bernie Sanders e dalla sua erede Alexandria Ocasio-Cortez. Le proposte sul piatto sono più o meno sempre le stesse: la chiusura dell’Ice, l’agenzia che sotto l’amministrazione Trump ha intensificato arresti e deportazioni dei migranti, ma anche un approccio più muscolare nei confronti della Casa Bianca del tycoon. A queste si aggiungono la promessa di lavorare per creare un sistema sanitario nazionale e quella di tassare i ricchi.

Alexandria Ocasio-Cortez,Abdul El-Sayed,Bernie Sanders
Alexandria Ocasio-Cortez,Abdul El-Sayed,Bernie Sanders Da sinistra in primo piano, la deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez, Abdul El-Sayed, e il senatore Bernie Sanders (Associated Press/LaPresse/AP)

Il caso Israele

La vittoria di El-Sayed simboleggia anche una svolta nella pancia della sinistra americana che vuole recidere i legami tra gli Usa e Israele. Il progressista, infatti, si è sempre esposto contro il coinvolgimento americano in Medio Oriente e soprattutto contro l’appoggio a Israele. Ha parlato apertamente di genocidio in riferimento alla guerra a Gaza e ha criticato l’esistenza stessa di Israele come Stato ebraico. Parallelamente, si è scagliato contro l’influenza dell’Aipac, la lobby filo-israeliana che inietta ingenti somme di denaro nel sistema politico americano.

Un “Bruce Springsteen musulmano”

Ma chi è davvero El-Sayed? I suoi sostenitori, ha scritto il New York Times, lo descrivono come un leader carismatico che rappresenta un incrocio tra Bernie Sanders e Barack Obama, tanto che uno dei suoi collaboratori lo ha soprannominato il “Bruce Springsteen musulmano”. Peccato che El-Sayed non sia propriamente un membro della working class. Ex campione di football ai tempi della scuola superiore, ha studiato in atenei prestigiosi, ottenendo anche una fellowship all’Oriel College dell’Università di Oxford.

Negli anni dell’università prese parte a numerose proteste studentesche contro la guerra in Iraq, ma si mise in mostra soprattutto nella primavera del 2007, quando fu uno degli oratori studenteschi alla cerimonia di laurea. Il discorso colpì uno degli altri oratori presenti, che lo avvicinò dicendogli: “Hai un talento naturale per l’oratoria”, e gli suggerì di intraprendere la carriera politica. L’autore dei complimenti era Bill Clinton, che definì “fantastico” il suo discorso.

Dopo un periodo di lavoro al Detroit Health Department arrivò il salto in politica, senza successo, nel 2018. Seguirono una parentesi accademica all’American University, alla Wayne State University e all’University of Chicago e il successivo ritorno a tempo pieno nel mondo politico e mediatico. El-Sayed è diventato co-conduttore di un podcast prodotto da Crooked Media, società fondata da ex consiglieri di Barack Obama, ed è stato spesso ospite della Cnn. Ha inoltre pubblicato un libro, fondato una propria media company e creato un comitato di azione politica.

I suoi detrattori lo accusano di sessismo e sostengono che sia più interessato a costruire un palcoscenico personale che al bene del Michigan. Ma sulla sua strada si addensano anche altre ombre. Quando una sinagoga nella periferia di Detroit è stata attaccata a marzo, El-Sayed ha pubblicato un video nel quale condannava l’attentato, ricollegandolo però alle azioni di Israele in Medio Oriente. Un passaggio che ha scatenato le ire di alcuni esponenti della comunità ebraica locale.

Non solo. El-Sayed ha condotto parte della sua campagna elettorale insieme a Hasan Piker, controverso influencer marxista e antisionista.

El-Sayed Piker
El-Sayed Piker Un selfie durante un comizio con Abdul El-Sayed (jn basso) e l'influencer Hassan Piker (a destra)

Il rischio di una sconfitta

Alla fine è arrivato il grande salto nella politica che conta. Ora, però, la partita è ancora tutta da giocare. Alcuni sondaggi lo danno in svantaggio rispetto allo sfidante repubblicano Mike Rogers e molti a sinistra temono che il suo radicalismo possa costare ai democratici un seggio considerato favorevole.

Quello che è certo è che la sua vittoria apre una nuova ferita nel mondo democratico e rappresenta un ulteriore segnale della trasformazione in corso nella base del partito: sempre più radicale, anti-israeliano e incapace di concepire un allargamento della tenda per contrastare la forza del mondo Maga.

Si tratta anche di una base nella quale la working class conta sempre meno, mentre acquistano peso altri gruppi di elettori. La coalizione di El-Sayed unisce la comunità arabo-americana del Michigan a molti giovani elettori bianchi e istruiti, più o meno gli stessi del “corridoio comunista” di New York che hanno contribuito al successo di Zohran Mamdani.

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