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Politica estera

La partita di Donald sull’energia

Dal paese sudamericano all’Iran passando per l’Ucraina l’obiettivo americano è duplice: da un lato ottenere energia a basso costo per le imprese e cittadini, dall’altro disarticolare le relazioni tra i propri alleati (a cominciare dall’Europa) e nemici

President Donald Trump gives a thumbs up after arriving on Air Force One, Friday, Aug. 28, 2026, at Joint Base Andrews, Md. (AP Photo/Mark Schiefelbein)

Se funzionerà o meno sarà il tempo a dirlo ma dietro le azioni di Donald Trump in politica estera c’è una precisa strategia in ambito energetico emersa dall’accordo annunciato con il Venezuela. Dal paese sudamericano all’Iran passando per l’Ucraina l’obiettivo americano è duplice: da un lato ottenere energia a basso costo per le imprese e cittadini, dall’altro disarticolare le relazioni tra i propri alleati (a cominciare dall’Europa) e nemici.

Così, con «il più grande accordo sul petrolio della storia con il Venezuela», Washington si è garantita il controllo maggioritario di oltre 65 miliardi di barili di riserve petrolifere certe nel paese sudamericano. Si tratta di un accordo elogiato anche dal presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodriguez che beneficerà di investimenti per circa 100 miliardi di dollari. Uno degli obiettivi della guerra in Iran è proprio modificare l’assetto delle forniture di petrolio in Medio Oriente. A oggi tra l’80 e il 90% delle esportazioni di petrolio iraniane vanno alla Cina contribuendo a fornire energia a bassa costo all’industria cinese. Interrompere questo legame e al tempo stesso realizzare nei prossimi anni canali per promuovere forniture di petrolio alternativi a Hormuz con un maggior coinvolgimento dell’Arabia Saudita sono tra gli obiettivi della guerra in Iran.

Passando dal petrolio al gas, una delle conseguenza della guerra in Ucraina è stato il taglio delle forniture di metano dalla Russia all’Europa con il gasdotto Nord Stream 2 mai entrato in funzione e il Nord Stream a regime ridotto. Parte di queste forniture sono state sostituite con il Gnl americano, il gas liquefatto di cui gli Stati Uniti sono tra i principali produttori utilizzato anche nei rigassificatori europei. La politica estera americana nell’era trumpiana è perciò orientata ancor più che nel passato a un’ottica economica in cui il petrolio e le fonti energetiche giocano un ruolo preponderante. E questo spiega molte delle mosse di Donald Trump.

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