Nueva York, bienvenido en la República Socialista de Zohran Mamdani. Il sindaco della Grande Mela ha annunciato in pompa magna l’apertura dei «supermercati di proprietà comunale»: cinque bodega, una per ogni distretto della città, in tutto e per tutto simili ai negozietti di quartiere cubani dove si ritirano i beni razionati dallo Stato. Venderanno, infatti, prodotti alimentari di prima necessità, come frutta, verdura, pane e latte. Tutto a prezzo scontato, di circa il 30%, rispetto agli altri esercenti della città. Ecco dunque l’amministrazione pubblica che, come nella migliore tradizione comunista, si mette a fare concorrenza sleale ai privati. Usando ovviamente i soldi pubblici.
Eccovi due conti. I prezzi scontati dovrebbero far risparmiare ai newyorchesi una novantina di dollari al mese. A fronte di una spesa, stando alle stime del New York Post, di circa 70 milioni di dollari che serviranno a costruire i cinque negozi. Da far impallidire il bilancio di una qualsiasi città. Ed è solo l’inizio. Perché Mamdani e compagni non hanno ancora fatto sapere «quanto costeranno i sussidi per gli sconti» né come si otterranno. C’è chi paventa «file comuniste per il pane in città» e chi ipotizza «un sistema simile alla tessera della biblioteca». Che a noi drammaticamente ricorda la tessera annonaria di Fidel Castro, la libreta de abastecimiento. E insomma.
Detto che, in caso di fallimento, i costi dell’utopia socialista di Mamdani saranno a loro volta assorbiti dal Comune e quindi dai contribuenti, la città dovrà farsi carico anche delle ripercussioni che queste politiche avranno sugli altri negozi di quartiere che potrebbero non sostenere la concorrenza delle bodega e finire per tirare giù la saracinesca. Autolesionismo al quadrato, insomma. Ma tutto questo era scritto nel programma elettorale. Quindi, i liberal di New York ora hanno poco di cui lamentarsi. Si godano la loro piccola Avana.
