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Politica estera

Lecornu agli studenti. “Non ho ordinato agli agenti di colpire”

Il primo ministro non incontra i ragazzi, ma promette 1,2 miliardi in più per la scuola nel 2027 e nuove misure per fine mese

France's Prime Minister Sebastien Lecornu makes a statement at the Hotel de Matignon in Paris, Wednesday, Oct. 7, 2026. (Dimitar Dilkoff/Pool Photo via AP)

Dopo la mobilitazione su vasta scala di martedì, degenerata in micro-sommosse contro la polizia ancora una volta azionate da giovanissimi a volto coperto come previsto dagli 007, il premier francese Lecornu ieri sera si è rivolto ai cittadini dalla sede del governo, Matignon. Momento blindato in cui, oltre al bilancio di una protesta iniziata in poche periferie dell’Esagono il 17 settembre e che nel frattempo ha raggiunto una dimensione nazionale con già 6.629 persone fermate, 761 feriti tra agenti di polizia e gendarmi, 215 tra gli studenti e 89 tra dipendenti del personale scolastico, secondo il ministero dell’Interno il capo del governo ha provato a rispondere ai rappresentanti delle organizzazioni degli studenti delle superiori e universitari che gli hanno chiesto di essere ricevuti.

Per ora no, niente incontro. Ma una piattaforma del ministero a cui inviare proposte. A detta dei «ragazzi», i ministri dell’Educazione e dell’Istruzione superiore non hanno annunciato alcuna «misura concreta», rimandando all’anno prossimo il focus sulle recriminazioni. Lecornu ha puntato sul tema più «politico» delle polemiche, i finanziamenti del settore, promettendo «pragmatismo per migliorare lo stato delle scuole», dal riscaldamento al sovraffollamento. Prime decisioni «a fine ottobre». A novembre, palla al Parlamento per dire sì o no a «1,2 miliardi in più» per la scuola (64 in tutto), spiega Lecornu, inseriti in legge di bilancio rispetto all’anno precedente.

Il premier ha provato a spegnere poi la bufera sulle forze dell’ordine: «Non hanno ricevuto istruzioni di scontrarsi con gli studenti, il diritto di manifestare e contestare il governo c’è, ma abbiamo visto violenze e plessi incendiati o danneggiati, e i politici che usano questa rabbia hanno una responsabilità grave».

Nonostante le ansie persistenti anche dei prof, il premier ha chiesto di guardare al futuro con fiducia. Ragazzi per ora pronti a tornare in strada oggi: col supporto di varie sigle sindacali. Liberté, Égalité, Scolarité!, lo slogan. Cresce, e viene intanto rilanciata sui social, la «chiave» usata da Mélenchon come grimaldello per assolvere i violenti, ribaltando le accuse: sui cellulari dei liceali si moltiplicano video con azioni di polizia tagliate e cucite ad arte per alimentare la rabbia. Il segretario socialista, Olivier Faure, chiede al governo di ordinare agli agenti l’abbandono dei proiettili Lbd, di gomma, dopo lo stop al ricorso a granate stordenti: «Quanti altri giovani devono restare sfigurati?». Sono intanto saliti a tre i minori, 16 e 17 anni, in arresto per il pestaggio di Belfort, in cui un agente già a terra è stato colpito a ripetizione con calci e pugni.