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Politica estera

Lezione per i Dem. Il “fattore T.” sempre decisivo

South Carolina è stato così un laboratorio politico per entrambi i partiti a prescindere dal risultato

US President Donald Trump clenches his fist after speaking at a campaign rally for US Senator Darline Graham at Myrtle Beach Convention Center in Myrtle Beach, South Carolina on August 21, 2026. (Photo by SAUL LOEB / AFP)

Il ballottaggio repubblicano in South Carolina è stato uno degli appuntamenti più interessanti della stagione elettorale. Darline Graham, sorella del senatore recentemente scomparso, non aveva alcuna precedente esperienza politica prima di essere nominata per sostituirlo ad interim e poi eletta. Nel recente dibattito televisivo, però, proprio sul terreno della politica estera nel quale suo fratello aveva costruito gran parte della propria autorevolezza, si è distinta per una performance più che imbarazzante. Il suo avversario Ralph Norman poteva invece contare su oltre vent’anni di esperienza politica e ha cercato di presentarsi come un conservatore che non ha bisogno dell’investitura presidenziale per legittimare la propria candidatura.

Per questo il risultato è stato più importante del semplice nome del candidato. La vittoria di Graham ha dimostrato che l’endorsement di Donald Trump può ancora prevalere sulle debolezze di qualsiasi candidato. Una sua sconfitta invece avrebbe dimostrato che esistono ancora competizioni nelle quali il marchio Trump non è sufficiente a decidere il risultato. South Carolina, del resto, è uno Stato particolare. È uno dei bastioni più solidamente conservatori del Paese, ma anche uno Stato nel quale la tradizione «Ole Sauf» ha lasciato una profonda cultura autonomista.

Ed è proprio questa specificità che ha reso significativo il confronto. Trump l’ha messa alla prova chiedendo a un elettorato orgogliosamente autonomista di affidarsi alla sua scelta per il Senato; i Democratici, al contrario, hanno deciso di riconoscerla, scegliendo proprio South Carolina come primo appuntamento delle primarie presidenziali del 2028.

E nella South Carolina democratica è centrale Jim Clyburn, ex deputato federale e da molti decenni uno dei principali leader del partito. Clyburn ha costruito il proprio consenso attraverso un rapporto diretto con l’elettorato che, per certi aspetti, ricorda quello di Trump. Ne è simbolo il suo «World Famous Fish Fry», la festa politica annuale durante la quale Clyburn offre pesce fritto a migliaia di sostenitori e simpatizzanti. Non a caso, fu proprio Clyburn, nel 2020, a salvare la candidatura di Joe Biden con il suo endorsement. Come Trump nel Partito Repubblicano, Clyburn non è formalmente un «king maker», ma nessun altro politico democratico può esercitare un peso analogo nella selezione del candidato alla presidenza.

South Carolina è stato così un laboratorio politico per entrambi i partiti a prescindere dal risultato: per i Repubblicani, il test di quanto la forza di Trump riesca a imporsi anche su una cultura politica tradizionalmente autonoma; per i Democratici, la dimostrazione di come quella stessa specificità, incarnata da Clyburn, possa diventare una risorsa.

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