Il successo elettorale ottenuto a Berlino da Die Linke riporta al centro del dibattito politico un tema non nuovo per la Capitale tedesca, che però per troppo tempo è stato ignorato, ossia la vicinanza tra settori della sinistra radicale ed elementi d’area estremista, spesso (ma non sempre) islamici. Le celebrazioni per il risultato delle urne sono alle spalle, sporcati dalla presenza di appartenenti alla malavita locale e alle organizzazioni islamiche, e ora sono iniziati i controlli da parte delle autorità di sicurezza, intenzionate a chiarire la natura di una rete di contatti che desta viva preoccupazione negli ambienti istituzionali.
Proprio la presenza di figure controverse ai festeggiamenti ufficiali per la capogruppo Elif Eralp ha acceso i fari sulla vittoria. In particolare, il deputato federale Ferat Kocak, figura di rilievo vicina a Eralp, è stato ritratto insieme a Ibrahim Ibrahim, soggetto ritenuto dagli inquirenti vicino a reti di supporto al terrorismo. L’episodio si inserisce in un contesto politico già segnato da contestazioni, perché la stessa Eralp è stata oggetto di critiche per il suo passato all’interno di Rote Hilfe o “Soccorso Rosso”, sodalizio radicato a sinistra e finito sotto osservazione per aver promosso iniziative di sostegno finanziario a favore di Daniela Klette, storica militante della disciolta Rote Armee Fraktion.
La gravità degli elementi emersi ha spinto le istituzioni di tutela costituzionale a formalizzare le proprie perplessità. Durante un’audizione al Bundestag riservata ai vertici delle forze dell’ordine e dei servizi d’informazione, il vicepresidente del Verfassungsschutz, Sinan Selen, ha espresso la necessità di analizzare con estremo rigore la fitta trama di relazioni personali e politiche che si sviluppa a livello locale. I nodi principali sollevati dagli organi inquirenti riguardano anzitutto un vertice avvenuto nel corso della campagna elettorale, durante il quale Eralp ha incontrato una delegazione di organizzazioni curde, tra cui il Nav Berlin. Secondo le valutazioni ufficiali della sicurezza federale, questa associazione costituisce una struttura contigua al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), formazione il cui operato è da tempo vietato dal diritto tedesco.
A questo quadro si aggiunge la posizione del deputato Kocak, apertamente contrario al mantenimento del bando istituzionale nei confronti del Pkk sul territorio nazionale, e l’atteggiamento della stessa Eralp, la quale, sollecitata sulla propria linea riguardo all’organizzazione, ha preferito non rilasciare dichiarazioni, confermando invece la proposta politica di sciogliere il nucleo berlinese dell’Ufficio per la Protezione della Costituzione. Per le autorità di garanzia, la questione travalica il semplice scontro ideologico. “Il Pkk continua a essere l’organizzazione più numerosa e strutturata nell’ambito dell’estremismo e del terrorismo legato all’estero in Germania”, fanno sapere dal Verfassungsschutz. Una organizzazione che ha capacità di mobilitazione e di una capillarità organizzativa capaci di incidere direttamente sull’ordine pubblico, spinte dalle dinamiche geopolitiche del Medio Oriente e dalle vicende relative al fondatore Abdullah Öcalan. Il quadro che si delinea a margine del voto berlinese pone dunque una questione di opportunismo politico e di tenuta istituzionale: il consolidamento del consenso elettorale non può e non deve prescindere dal netto e inequivocabile distacco da organizzazioni e contesti incompatibili con i principi dello Stato di diritto.
