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Politica estera

Dubbi di vicinanza con il Pkk: fari accesi sulla vittoria della Linke a Berlino

Il Verfassungsschutz ha acceso i fari sui legami del partito della sinistra radicale con il gruppo bandito in Germania

Representatives of the parliamentary groups, including Tobias Rausch from the far-right Alternative for Germany (AfD) party, approach the lectern of Left Party's (Die Linke) Eva von Angern during the first constituent session of the State Parliament in Magdeburg, eastern Germany on October 6, 2026. Newly elected state lawmakers will gather for the first time in the parliament building in the state capital Magdeburg to elect a speaker, with a candidate of the far-right Alternative for Germany (AfD) expected to win. The AfD is poised to preside over a state assembly for the first time following its landslide election victory in the eastern state of Saxony-Anhalt. The AfD took nearly 44 percent of the vote in the September 2026 state election. (Photo by Jan Woitas / POOL / AFP)

Il successo elettorale ottenuto a Berlino da Die Linke riporta al centro del dibattito politico un tema non nuovo per la Capitale tedesca, che però per troppo tempo è stato ignorato, ossia la vicinanza tra settori della sinistra radicale ed elementi d’area estremista, spesso (ma non sempre) islamici. Le celebrazioni per il risultato delle urne sono alle spalle, sporcati dalla presenza di appartenenti alla malavita locale e alle organizzazioni islamiche, e ora sono iniziati i controlli da parte delle autorità di sicurezza, intenzionate a chiarire la natura di una rete di contatti che desta viva preoccupazione negli ambienti istituzionali.

Proprio la presenza di figure controverse ai festeggiamenti ufficiali per la capogruppo Elif Eralp ha acceso i fari sulla vittoria. In particolare, il deputato federale Ferat Kocak, figura di rilievo vicina a Eralp, è stato ritratto insieme a Ibrahim Ibrahim, soggetto ritenuto dagli inquirenti vicino a reti di supporto al terrorismo. L’episodio si inserisce in un contesto politico già segnato da contestazioni, perché la stessa Eralp è stata oggetto di critiche per il suo passato all’interno di Rote Hilfe o “Soccorso Rosso”, sodalizio radicato a sinistra e finito sotto osservazione per aver promosso iniziative di sostegno finanziario a favore di Daniela Klette, storica militante della disciolta Rote Armee Fraktion.

La gravità degli elementi emersi ha spinto le istituzioni di tutela costituzionale a formalizzare le proprie perplessità. Durante un’audizione al Bundestag riservata ai vertici delle forze dell’ordine e dei servizi d’informazione, il vicepresidente del Verfassungsschutz, Sinan Selen, ha espresso la necessità di analizzare con estremo rigore la fitta trama di relazioni personali e politiche che si sviluppa a livello locale. I nodi principali sollevati dagli organi inquirenti riguardano anzitutto un vertice avvenuto nel corso della campagna elettorale, durante il quale Eralp ha incontrato una delegazione di organizzazioni curde, tra cui il Nav Berlin. Secondo le valutazioni ufficiali della sicurezza federale, questa associazione costituisce una struttura contigua al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), formazione il cui operato è da tempo vietato dal diritto tedesco.

A questo quadro si aggiunge la posizione del deputato Kocak, apertamente contrario al mantenimento del bando istituzionale nei confronti del Pkk sul territorio nazionale, e l’atteggiamento della stessa Eralp, la quale, sollecitata sulla propria linea riguardo all’organizzazione, ha preferito non rilasciare dichiarazioni, confermando invece la proposta politica di sciogliere il nucleo berlinese dell’Ufficio per la Protezione della Costituzione. Per le autorità di garanzia, la questione travalica il semplice scontro ideologico. “Il Pkk continua a essere l’organizzazione più numerosa e strutturata nell’ambito dell’estremismo e del terrorismo legato all’estero in Germania”, fanno sapere dal Verfassungsschutz. Una organizzazione che ha capacità di mobilitazione e di una capillarità organizzativa capaci di incidere direttamente sull’ordine pubblico, spinte dalle dinamiche geopolitiche del Medio Oriente e dalle vicende relative al fondatore Abdullah Öcalan. Il quadro che si delinea a margine del voto berlinese pone dunque una questione di opportunismo politico e di tenuta istituzionale: il consolidamento del consenso elettorale non può e non deve prescindere dal netto e inequivocabile distacco da organizzazioni e contesti incompatibili con i principi dello Stato di diritto.

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