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Politica estera

Midterm, Trump insegue. Lo scandalo dei sondaggi falsi

Il rush finale di Donald: ieri in Mississippi, oggi in Texas. La sfida degli Stati rossi

Settimana cruciale Il presidente Usa Donald Trump

Donald Trump lancia il rush finale verso le elezioni di Midterm di martedì prossimo, mentre negli Stati Uniti scoppia lo scandalo dei sondaggi inventati.

Il presidente continua a girare l’America per sostenere i candidati repubblicani, e ieri è stato in Mississippi, stato che ha vinto nel 2024 con oltre 20 punti percentuali di scarto, per sostenere la senatrice Cindy Hyde-Smith, impegnata in una competizione serrata contro il democratico Scott Colom. Oggi terrà due comizi in Texas, roccaforte conservatrice dove un democratico non vince una carica elettiva nazionale da oltre 30 anni, ma dove ora i sondaggi danno il dem James Talarico due punti avanti rispetto a Ken Paxton, il discusso attorney general sostenuto da Trump. Quindi, il tycoon sarà in Ohio, Florida e Iowa. Intanto, a una settimana dal voto, Wedgewood Polls, una nuova società demoscopica emersa lo scorso giugno, ha ammesso che quasi tutte le rilevazioni diffuse negli ultimi mesi erano false. La scoperta è arrivata grazie a un’indagine del sito specializzato FiftyPlusOne, e la società si è giustificata sostenendo che si trattava di «un esperimento sociale» per dimostrare quanto fosse facile ingannare giornalisti e analisti. Intanto, però, il New York Times ha eliminato 15 sondaggi dal proprio archivio, Decision Desk HQ ne ha rimossi 17, mentre anche il quotato Nate Silver ha ritirato i dati. Le conseguenze potrebbero essere andate oltre la disinformazione: Mallory McMorrow, candidata democratica al Senato in Michigan, ad esempio, sostiene che un sondaggio Wedgewood del 29 giugno che la dava al 9% abbia contribuito ad affossare la sua campagna, scoraggiando volontari e finanziatori, e il 5 luglio, rimasta senza fondi, si è ritirata dalla corsa.

Trump, da parte sua, liquida come false le recenti proiezioni che danno il suo gradimento in caduta libera, come quella di New York Times e Siena College che lo colloca al 34%, il dato più basso per un presidente in prossimità delle elezioni di metà mandato dai tempi di Harry Truman nel 1946. Anche la media di RealClearPolitics mostra che solo il 38,8% degli americani approva il suo operato, mentre il 60,4% lo disapprova. Il comandante in capo, al contrario, sostiene che il suo reale sostegno si aggiri intorno al 60%, citando il forte appoggio del movimento Maga. «Non credo che qualcuno possa battermi. Penso che, se ne avessi bisogno, cosa che non accadrà, arriverei al 60%» ha affermato.

I dem alla Camera, nel frattempo, qualora dovessero riconquistare la maggioranza nelle elezioni di metà mandato, non hanno alcuna intenzione di abbandonare le indagini volte a stabilire se The Donald sia stato coinvolto nella rete di traffico sessuale di Jeffrey Epstein. Un loro rapporto alla commissione Giustizia pubblicato ieri chiede, infatti, la nomina di un procuratore speciale che indaghi sui legami del presidente col finanziere pedofilo sostenendo che egli sia stato «un partecipante attivo agli abusi sessuali perpetrati da Epstein ai danni di giovani donne tra la metà e la fine degli anni Novanta».