La batosta elettorale non cambia i piani di Donald Trump, almeno per il momento. Dopo la vittoria dei democratici alle elezioni di metà mandato, che hanno riconquistato il controllo della Camera e del Senato, il presidente americano prova a guardare avanti. Lo fa con una telefonata in diretta a Politico, rispondendo alle domande della giornalista Dasha Burns. Il messaggio è duplice: disponibilità a collaborare con gli avversari politici, ma nessuna intenzione di rinunciare alle proprie prerogative presidenziali. E soprattutto nessuna assunzione di responsabilità per la sconfitta dei repubblicani.
“Non c’ero io sulla scheda elettorale”, esordisce Trump, tornando su uno degli argomenti utilizzati per spiegare il risultato del voto. “Ho detto loro: comportatevi come se foste sulla scheda, pensate a me come se fossi sulla scheda. Ma non erano d’accordo e in molti casi non piacevano i candidati”, aggiunge il tycoon, attribuendo parte dell’insuccesso alle scelte del suo partito. Una posizione ribadita anche sui social, dove il presidente si è detto convinto che, se fosse stato personalmente candidato, i repubblicani avrebbero ottenuto una vittoria schiacciante.
Il passaggio più significativo dell’intervista riguarda però i rapporti con il nuovo Congresso. “Lavoreremo con i democratici per assicurarci che le cose vadano bene per il nostro Paese. È molto importante”, assicura Trump, rivelando di aver già avviato i primi contatti con gli esponenti dell’opposizione. “Mi hanno già chiamato e vogliono lavorare con noi. Ho già parlato con alcuni leader del Partito democratico. Lavoreremo con i democratici e faremo in modo che le cose vadano bene per il Paese”.
Un’apertura che non equivale, tuttavia, a un assegno in bianco. Il presidente ricorda di avere a disposizione uno degli strumenti più importanti previsti dalla Costituzione americana: il potere di veto. “Abbiamo il diritto di mettere il veto a tutto, ma non voglio stare seduto per due anni a mettere il veto a qualsiasi cosa. Anche loro vogliono vedere dei risultati”, sottolinea. Poi arriva l’avvertimento: “Se penso che qualcosa non vada bene, metterò semplicemente il veto”. Insomma, dialogo possibile, ma alle condizioni della Casa Bianca.
Interrogato su quanto il nuovo equilibrio politico possa modificare gli ultimi due anni della sua presidenza, Trump preferisce non sbilanciarsi: “Te lo dirò tra un anno”, taglia corto. Una risposta che fotografa l’incertezza della nuova fase politica americana, con i democratici pronti a utilizzare la maggioranza parlamentare per ostacolare le iniziative dell’amministrazione repubblicana.
Nel corso della conversazione trova spazio anche il dossier iraniano, uno dei temi che hanno pesato maggiormente sulla campagna elettorale. Trump non mostra ripensamenti sulla propria strategia militare: “Sono assolutamente convinto che la mia decisione sull’Iran sia stata quella giusta per il bene a lungo termine del nostro Paese e persino del mondo”, rivendica. Quanto alla possibilità di nuovi attacchi, il presidente non esclude ulteriori interventi, lasciando intendere che Washington valuterà la situazione. Infine, un passaggio sul futuro della leadership repubblicana alla Camera. Interpellato su Mike Johnson, Trump evita un’investitura definitiva: “Penso che abbia fatto un ottimo lavoro”, osserva, precisando però che saranno i repubblicani a decidere chi dovrà guidarli.
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Il quadro è quello di una presidenza costretta a confrontarsi con un Congresso ostile, dopo due anni nei quali Trump aveva potuto contare sul sostegno delle maggioranze repubblicane. Il tycoon tende la mano ai democratici, ma tiene già pronta l’arma del veto. Una convivenza politica che si annuncia tutt’altro che semplice.
