A Ceuta, dove ieri un migliaio di cittadini, al grido di «Siamo stanchi» e «Il governo ci ha abbandonati» sono scesi in piazza per protestare contro la gestione della crisi migratoria, si registrano i primi arresti di agitatori «umanitari» pro invasione e filo palestinesi. Si tratta di un canadese e un tedesco della Ong «No Name Kitchen», che distribuivano pasti sulla spiaggia di Benitez occupata dai resti dell’ondata clandestina. Il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, ha confermato che sono stati arrestati lunedì sera. I due attivisti «stavano incitando gruppi violenti» di migranti, che hanno reagito con violenza agli agenti delle forze di sicurezza impegnati nei controlli. Il titolare dell’Interno sottolinea che «hanno disobbedito e opposto resistenza» alle indicazioni degli agenti. Sul sito di No name kitchen, che ha operato anche a Gaza, campeggia in alto a sinistra una bandierina palestinese. «I nostri team lavorano lungo le rotte balcaniche, mediterranee e del Maghreb per trasformare i confini razzisti e violenti dell’Europa in percorsi più sicuri e non discriminatori» è il comandamento dei talebani dell’accoglienza.
Oltre agli attivisti Ong è trapelato l’arresto di due sospetti adepti dell’Isis. La prima informativa della nostra intelligence sul «Rischio di infiltrazioni jihadiste a Ceuta» è del 5 agosto. «Pur in assenza di conferme o riscontri concreti, al momento, sussisterebbero dei dubbi su 2/3 individui» si legge nella nota arrivata a Roma. Il 21 agosto, il giornale iberico La Razòn rivela che due jihadisti «legati allo Stato islamico sono stati arrestati alle forze di sicurezza in seguito all’invasione di Ceuta del 30 luglio». Uno nell’enclave spagnola dalla CGI, l’intelligence della polizia nazionale, e l’altro in Marocco dalla DGST, i servizi di Rabat. Il sospetto jihadista ammanettato oltre confine avrebbe fatto parte dell’ondata di ritorno dei migranti irregolari, che in oltre 70mila erano entrati a Ceuta. Il primo si camuffava fra i clandestini ancora nella città autonoma.
Il 5 agosto la nostra antenna in Spagna aveva riferito che erano «in corso attività di identificazione dei migranti, entrati a Ceuta irregolarmente, per verificare se tra questi possano essersi infiltrati elementi con precedenti per terrorismo (già indagati, detenuti, condannati ed espulsi dalla Spagna per reati legati al jihadismo)». La Policia Nacional aveva già sospetti su 2/3 individui, grazie all’analisi dei video di sorveglianza della frontiera e di quelli sui social. «L’attività di verifica, potrebbe richiedere circa tre settimane in relazione della mole di dati da analizzare e in considerazione che ancora molti migranti rimangono nascosti nelle aree boschive prospicienti la città» faceva notare l’informatore. Puntualmente, quasi tre settimane dopo, sono stati arrestati i due sospetti membri dell’Isis. La nota evidenziava che la zona marocchina di confine di Fnideq, da dove è partito il grosso degli «invasori», ha una storia di «radicalizzazione e reclutamento jihadista, con diverse decine di persone, originarie dell’area, partite in passato per combattere in Siria e Iraq». L’ultima retata antiterrorismo del 6 luglio aveva portato al fermo di 4 jihadisti votati alla causa dell’Isis «a Toledo, Madrid, Barcellona e Ceuta» si legge sul sito del ministero dell’Interno spagnolo. La cellula era composta da giovani radicalizzati che volevano «trasferirsi in una zona di conflitto controllata dall’organizzazione terroristica». La donna arrestata a Toledo aveva già comprato «un biglietto aereo per la Turchia».
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi nell’audizione del 13 agosto davanti al Comitato parlamentare Schengen ha giustificato il ripristino dei controlli ai confini per gli arrivi dalla Spagna «non escludendo potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori». I militari spagnoli hanno sequestrato ai migranti, solo nei primi dieci giorni di agosto, una valanga di armi bianche come coltelli, seghe, picconi, martelli, rasoi, spranghe e bastoni. L’allarme non è rientrato: ieri il governo spagnolo ha dichiarato «per la prima volta nella storia» lo stato di emergenza per la sicurezza nazionale a Ceuta, dove ci sono ancora migliaia di irregolari, fra il 5 e 10 per cento dell’ondata iniziale.
