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Politica estera

“Non ci sono garanzie”. E il tribunale de L’Aia vieta il rientro dei “dublinanti” in Italia

Secondo i giudici olandesi i Paesi Bassi non possono rimandare i richiedenti asilo in Italia perché le strutture di accoglienza non sono adeguate

Il caso dei “dublinanti” continua a tenere banco nella discussione europea. Germania, Svizzera, Austria, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi hanno annunciato nei giorni scorsi di voler procedere con il rientro dei migranti di responsabilità italiana, ossia quelli che hanno come primo approdo il nostro Paese, in Italia. Ma ora sono proprio i Paesi Bassi a sollevare un problema con il rientro, perché sostengono di non poter rimpatriare i richiedenti asilo in Italia dopo la sentenza di un tribunale dell’Aia, secondo cui le condizioni di vita di chi ha presentato domanda non possono essere garantite nelle strutture di accoglienza italiane.

A riferirlo è l’emittente “Nos”, secondo la quale il ministro il ministro olandese per l’Asilo e la Migrazione, Bart Van den Brink, non sarebbe stato in grado di dimostrare in modo sufficiente che le strutture di accoglienza in Italia siano migliorate dall’entrata in vigore del patto. Nel 2023, il Consiglio di Stato olandese ha emesso un divieto di rimpatrio dei richiedenti asilo in Italia a causa della carenza di posti disponibili, che “rischiava di far finire i richiedenti asilo per strada”. Dal 2023 la situazione nel Paese è migliorata grazie alla gestione del governo Meloni, che ha fatto uscire l’Italia dalla situazione di emergenza nella quale era piombata a causa dell’accoglienza indiscriminata e disorganizzata del passato. Per il momento le richieste di rientro in Italia complessive da parte dei Paesi europei sono state abbondantemente sotto le 100 unità e quelli che si sono effettivamente presentati ai confini sono stati molti di meno. L’Italia ha posto delle condizioni al rientro solamente con la Germania, sottolineando come a fronte del rientro dei “dublinanti” sia necessario trovare una soluzione per compensare con i migranti entrati in Italia con le navi delle Ong tedesche nel corso degli anni.

Il meccanismo dei “dublinanti” funziona solo se c’è la solidarietà europea, che si esprime attraverso la divisione oppure il versamento di una quota per aiutare i Paesi di primo approdo. Tuttavia, la Polonia con una nota ha ribadito che “non attuerà le disposizioni del Patto, che potrebbe ridurre la sicurezza del paese o fungere da calamita che attira migranti con status non regolamentato”. Il vice ministro degli affari interni e dell’amministrazione Maciej Duszczyk ha dichiarato: “Nonostante il fatto che la Polonia sia esente dal meccanismo di trasferimento, le ipotesi anche del trasferimento volontario dei migranti sono irrealistiche e irrealizzabili nella pratica e porteranno a conflitti all’interno dell’Unione europea. Pertanto, continueremo a sostenere il più presto possibile il rilevamento di questo meccanismo nella politica europea della migrazione”

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