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Politica estera

Paure russe e speranze Ue per la svolta serba

Vucic era l’ultimo amico dello Zar. Più vicino l’ingresso nell’Unione, studenti scettici sulle sanzioni a Mosca e duri sul Kosovo

People celebrate after Aleksandar Vucic, leader of the right-wing Serbian Progressive Party (SNS) conceded defeat in the parliamentary election in Belgrade, Serbia, Sunday, Oct. 25, 2026. (AP Photo/Marko Drobnjakovic) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

«Srbi imaju samo dva prijatelja: Boga i Rusiju». I serbi hanno solo due amici: Dio e la Russia. Da almeno un paio di secoli è il principio base della politica di Belgrado e lo sconfitto Aleksandar Vucic ne aveva fatto una regola. Ma la svolta elettorale può diventare anche una svolta nel posizionamento internazionale del Paese. Basta vedere le reazioni della Commissaria Ue per l’allargamento Marta Kos: non più tardi di qualche settimana fa, dopo gli onori tributati al criminale di guerra Ratko Mladic, aveva messo in dubbio il cammino europeo di Belgrado. Ieri si è gioiosamente rivolta ai cittadini della repubblica balcanica: «Cari serbi, avete fatto sentire chiara e forte la vostra voce». Gli stessi russi non si aspettano niente di buono: la rivista-pensatoio del potere ex sovietico Russia in global Affairs (nel comitato editoriale ci sono Serghei Lavrov e l’eminenza grigia di Putin Yuri Ushakov), ha scritto di prevedere un riposizionamento. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha detto che Mosca vuole mantenere al massimo livello i rapporti bilaterali, nella speranza che il nuovo governo lavori «in maniera costruttiva», ma che, si sa, «bisogna essere in due per ballare».

Secondo il Daily Telegraph, Vucic era rimasto l’ultimo vero amico di Putin in Europa. Nei 12 anni in cui è stato al potere i due si sono visti la bellezza di 23 volte e si dice che l’ex presidente serbo abbia imparato il russo apposta per parlare a quattr’occhi con il contraltare moscovita. La Serbia non ha mai aderito alle sanzioni ed è anzi una sorta di testa di ponte economica del Cremlino. Gazprom Neft possiede il 56% dell’unica raffineria serba, Gazprom il 51% del più grande deposito di gas. Attraverso il Paese passa il Balkan Stream che fornisce di gas l’Ungheria evitando l’Ucraina. Dopo lo scoppio della guerra Russia Today, canale propagandistico del Cremlino, ha fondato RTBalkan, con sede a Belgrado, che secondo Reporter senza Frontiere è diventato una specie di hub per la disinformazione in tutti i Balcani. Agenstvo, uno dei siti russi più informati in tema di servizi di sicurezza, ha scritto che quasi il 40% degli addetti dell’ambasciata sono spie (il governo di Belgrado si è voltato dall’altra parte). Anche l’Italia ne sa qualcosa: la banda che ha liberato dai domiciliari di Basiglio Artem Uss, trafficante russo di materiale militare, era formata in gran parte da serbi e aveva una base sicura nel Paese.

Vucic ha usato in campagna elettorale l’argomento del salto nel vuoto: la Lista degli studenti finirà per applicare le sanzioni alla Russia danneggiando l’economia. I vincitori hanno sempre smentito, facendo capire di voler continuare nel gioco di equilibri tra Mosca e Bruxelles. Certo, secondo i sondaggi, il 75% di chi li ha votati vuole rapporti più stretti con l’Europa. E gli studenti danno alla Ue maggiori di garanzie di Vucic su temi come la lotta alla corruzione e la libertà dei media. Ma anche loro, un po’ per convinzione un po’ per convenienza, hanno sostenuto alcune posizioni che possono rivelarsi un ostacolo nei rapporti con l’Europa: non solo non vogliono sanzioni contro la Russia ma intendono mantenere i buoni rapporti con Pechino. E poi, soprattutto, non rinunciano a rivendicare il Kosovo come terra serba.