Terry Strada la mattina dell’11 settembre 2001 perse suo marito Tom, rimasto intrappolato nella Torre Nord del World Trade Center. Da allora, è alla ricerca della «piena trasparenza» non solo su cosa accadde, ma sugli eventi e le eventuali complicità che portarono a quella tragedia. Strada presiede la 9/11 Families United, una coalizione di famigliari delle vittime e sopravvissuti agli attacchi di Al Qaeda che non hanno mai accettato le versioni ufficiali che hanno finora escluso collegamenti diretti tra l’Arabia Saudita e gli attentatori.
Quando ha cominciato a dubitare delle risposte date agli americani e al mondo?
«Il bisogno di risposte è nato ancora prima di andare a dormire la sera dell’11 settembre. Volevo sapere chi, perché e come fosse successo; non aveva alcun senso che il mio Paese fosse stato attaccato in modo così brutale, che mio marito e dei miei amici fossero stati uccisi, che il Pentagono fosse stato colpito e che un altro aereo fosse precipitato.
Era tutto così incredibile e volevo capire. Volevo risposte, ma il nostro governo non ce ne ha date di concrete».
La sua associazione ha intentato una causa civile contro il Regno saudita, chiedendo centinaia di miliardi di dollari di risarcimenti.
Il caso dovrebbe approdare in tribunale, su cosa puntate?
«Sulle nuove prove che dovrebbero confermare i legami tra pezzi dell’apparato saudita di allora e gli attentatori. Su tutte, il ruolo di Omar al-Bayoumi, presunto agente saudita, che avrebbe aiutato due degli attentatori, Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar, al loro arrivo negli Stati Uniti nel 2000 per preparare gli attacchi».
La prossima tappa è il 7 ottobre...
«I sauditi sostengono che non dovrebbero essere processati; non dicono, “non siamo colpevoli” o “abbiamo prove che dimostrano la nostra innocenza”, ma argomentano che la causa contro di loro dovrebbe essere archiviata perché sono uno Stato straniero».
Come spiega la riluttanza con la quale, a vostro giudizio, le varie amministrazioni, da George W. Bush a Donald Trump hanno avuto nel discutere della possibile pista saudita?
«Non ho una risposta, hanno tutti evitato il confronto. Immagino, come tutti sospettano sempre, che si tratti di petrolio; o magari non è petrolio, ma si tratta di legami tra gli apparati militari, o i servizi di intelligence. Dopotutto sono nostri alleati. Ma gli alleati non possono essere dei bugiardi. Quindi, questo rapporto si fonda su una menzogna, ma credo che la verità debba venire a galla».
