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Politica estera

“Sarò candidato”. Zemmour torna in campo per l’Eliseo e rilancia la sfida sulla remigrazione

L’ex giornalista ci riprova dopo il 7,07% del 2022. Nel mirino clandestini, delinquenti stranieri e chi vive soltanto di sussidi

Zemmour

Eric Zemmour ci riprova. Dopo il quarto posto ottenuto nel 2022, il fondatore di Reconquête ha annunciato che correrà nuovamente per l’Eliseo alle elezioni presidenziali francesi del 2027. E lo ha fatto a modo suo, scegliendo gli studi di Bfmtv per ufficializzare una decisione che ormai circolava da settimane.

“Non sono un politico, sono candidato alla presidenza della Repubblica”, ha dichiarato l’ex giornalista. Poi, per evitare qualsiasi equivoco, ha rimarcato: “Avete capito bene, sarò candidato alle presidenziali”. Secondo quanto riferito dal suo entourage a Le Figaro, l’annuncio formale dovrebbe arrivare in autunno, probabilmente già nel mese di ottobre. La sostanza politica, però, è definita: a rappresentare Reconquête sarà ancora Zemmour e non l’eurodeputata Sarah Knafo, considerata da molti l’astro nascente del partito.

Il leader dell’ultradestra francese riparte dal risultato del 2022, quando raccolse il 7,07 per cento dei voti e si fermò al quarto posto. Un esito da lui stesso definito “una delusione” rispetto alle rilevazioni dei mesi precedenti, senza tuttavia rinnegare quella prima esperienza elettorale: “Ottenere il 7% pur non essendo mai stato un uomo politico prima è piuttosto sorprendente e degno di nota”. E ha ribadito la ragione della sua discesa in campo: “Non mi sono lanciato in questa battaglia 5 anni fa per fare carriera in politica, non sono un politico, mi sono lanciato in questa battaglia per salvare la Francia dalla grande sostituzione”.

Il nuovo assalto all’Eliseo riparte dunque dall’immigrazione. Zemmour ha rilanciato il concetto di remigrazione, indicando le categorie che a suo giudizio dovrebbero essere espulse. Nell’elenco compaiono i detenuti stranieri - che secondo il leader di Reconquête rappresenterebbero il 25 per cento della popolazione carceraria - ma anche i cittadini stranieri condannati a pene alternative, i clandestini e quanti vivono esclusivamente grazie ai sussidi pubblici.

La proposta destinata a far discutere riguarda però gli immigrati regolari disoccupati da lungo tempo. Per Zemmour, dopo un periodo compreso tra sei mesi e un anno senza lavoro, anche chi possiede un regolare permesso di soggiorno dovrebbe lasciare la Francia. “Ogni straniero che pesa sulle finanze pubbliche deve essere espulso”, ha sostenuto, richiamando una norma del codice francese sugli stranieri risalente a suo dire al 1945.

Nel corso dell’intervista, Zemmour è tornato anche sul rapporto tra immigrazione e mercato del lavoro. L’intelligenza artificiale e la robotica, ha spiegato, potrebbero progressivamente sostituire la manodopera straniera, facendo venire meno uno degli argomenti utilizzati per giustificare nuovi ingressi nel Paese.

La corsa per il dopo Macron comincia dunque a popolarsi. Zemmour ha scelto di muoversi con largo anticipo e di occupare il terreno a destra senza ammorbidire una sola parola del proprio programma. Nel 2022 la fiammata iniziale si spense nelle urne. Questa volta punta a trasformare la “grande sostituzione” da slogan identitario a tema centrale della battaglia per l’Eliseo.

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