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La “truffa” dell'accoglienza di Sanchez. Spagna tra gli ultimi a concedere asilo ai migranti

In Spagna il tasso di accettazione delle domande d’asilo è poco sopra l’11% mentre a livello europeo la media è del 35%

La “truffa” dell'accoglienza di Sanchez. Spagna tra gli ultimi a concedere asilo ai migranti
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Il rapporto “Le persone rifugiate in Spagna e in Europa", presentato oggi dalla Commissione spagnola di aiuti ai Rifugiati (Cear) fotografa una Spagna molto diversa rispetto a quella che vuole dipingere Pedro Sanchez ai suoi elettori e, in generale, alla sinistra europea. Il “modello spagnolo” di accoglienza e regolarizzazione viene preso come esempio da progressisti e immigrazionisti, come tanti ce ne sono nel Pd. A sinistra plaudono al piano di regolarizzazione degli immigrati di Sanchez, che con un colpo di spugna ha messo in regola 500mila immigrati ma non sanno che il Paese è terzultimo in Europa per numero di asili concessi.

Nel 2025 Madrid ha registrato 144.396 richieste di asilo, ossia il 13,7% in meno rispetto all'anno precedente: numeri che collocano il Paese al terzo posto in assoluto in Europa per richieste dietro Francia e Germania. Ci si aspetterebbe una risposta proporzionata e invece no, perché la Spagna in Europa risulta essere terz’ultima per domande di asilo accolte, davanti solo a Cipro e alla Croazia, superata persino da Malta. Il tasso di riconoscimento della protezione internazionale, infatti, è sceso all'11,2%, oltre sette punti in meno rispetto all'anno precedente e sempre più lontano dalla media europea del 35%. La verità è che il tasso di riconoscimento così basso non è un incidente: è la conseguenza di una politica precisa. Il governo Sanchez vuole presentarsi in Europa come il volto moderno dell’accoglienza, ma nei fatti alza sbarre sempre più alte per chi chiede protezione internazionale. La regolarizzazione di 500mila immigrati funziona da cortina di fumo: dà l’immagine di un Paese aperto, mentre il sistema d’asilo resta chiuso e selettivo.

I principali richiedenti asilo nel Paese nel 2025 sono stati cittadini di Colombia, Perù e Senegal: chi arriva dai Paesi Sudamericani viene spesso incanalato in percorsi alternativi, respinto con criteri più severi, o lasciato in attesa per anni. Risultato: il numero delle richieste pendenti cresce, ma le decisioni positive crollano. Sanchez parla di “modello spagnolo” come se fosse un esempio per l’Europa, ma quel modello è fatto di numeri che non dicono tutto. Si enfatizza la regolarizzazione, si ignora il tasso di riconoscimento. Si racconta di un Paese che accoglie, quando in realtà protegge poco, seleziona molto e protegge soprattutto chi serve alla sua economia, non chi chiede diritti. La pressione migratoria sulla Spagna è altissima, ma la risposta del governo non è più protezione: è più controllo.

Accordi con Paesi terzi, rafforzamento delle frontiere, selettività nell’accesso alle procedure. Tutto questo riduce, nei fatti, il numero di status riconosciuti. Il risultato è un sistema che appare generoso sulla carta, ma che nei fatti stringe le maglie.

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