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Politica estera

Trump, mossa strategica: il capo dell'intelligence guiderà l'IA

Così responsabilità e decisioni saranno concentrate nell’apparato esecutivo

Superintelligenza Il nuovo capo [TESTO]Jay Clayton

Ogni grande trasformazione della potenza americana è cominciata quando Washington ha capito che una nuova tecnologia avrebbe modificato i rapporti di forza tra le grandi potenze. È questa la chiave con cui Donald Trump sta affrontando la superintelligenza. La decisione di affidare a Jay Clayton, direttore della National Intelligence, la guida della nuova «Super Intelligence Force» dice molto più della volontà di coordinare la politica americana sull’intelligenza artificiale. Significa collocare la superintelligenza nella dimensione strategica nella quale Washington considera le capacità militari, l’intelligence e la competizione con le altre potenze. Chi arriverà per primo non otterrà soltanto un vantaggio economico. Potrà disporre di una tecnologia capace di moltiplicare le capacità di ricerca, intelligence, progettazione militare e innovazione industriale. Portare la superintelligenza dentro la sicurezza nazionale significa concentrare responsabilità e decisioni nell’apparato esecutivo e trasformare lo sviluppo della tecnologia in una missione strategica.

Il modello ricorda, per certi aspetti, quello del progetto Manhattan: Franklin Delano Roosevelt affidò nel 1942 all’apparato militare lo sviluppo della bomba atomica, concentrando in una struttura altamente segreta e gerarchica una delle più importanti imprese tecnologiche della storia americana. Oggi come allora, la scelta di Trump sottrae lo sviluppo della superintelligenza al dibattito politico ordinario, estromettendo almeno per il momento il Congresso.

Dietro questa scelta si apre però un confronto più profondo. Da una parte ci sono quanti vogliono accelerare lo sviluppo della superintelligenza; dall’altra quanti chiedono di limitarlo per governarne i rischi e impedirne conseguenze oggi non pienamente prevedibili. È un confronto che ricorda, per certi aspetti, quello dei luddisti di fronte alla rivoluzione industriale.

Trump ha scelto senza esitazioni la prima strada. Ha detto che la superintelligenza potrebbe essere più importante della Rivoluzione industriale e che non intende soffocarne la crescita. Il progresso scientifico, nella sua visione, non è soltanto uno strumento della competizione con la Cina, ma una componente essenziale della potenza e del futuro degli Stati Uniti. Anche i contatti con Pechino hanno una funzione che va oltre la semplice gestione dei rischi. Conoscere i modelli cinesi, misurarne le capacità e capire quanto rapidamente stiano colmando il divario permette a Washington di conoscere lo stato dell’arte dell’avversario. Anche questo è parte della competizione. E così, grazie alla scelta americana e alla risposta cinese, il confronto fra chi vuole porre limiti allo sviluppo scientifico, e chi vuole spingerlo in avanti, ha già definito chi sono i vincitori e chi sono i vinti.