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Politica estera

Tutti contro Mélenchon. Macron attacca Le Pen

Il Rn vuole capitalizzare. Il premier Lecornu assediato dalle crisi

A protester holds a board with a photo of French president Emmanuel Macron in front of a burning tourism office during a demonstration against rising living costs and in solidarity with students’ grievances in Lyon, France, Saturday, Oct. 17, 2026. (AP Photo/Laurent Cipriani)

A sei mesi dal voto che chiuderà il ciclo di Macron iniziato nel 2017, mentre i casseur danno alle fiamme i simboli della République nelle principali città dell’Esagono, il presidente francese lamenta la mancata «umiltà» di alcuni avversari: «Parlano come se fossero già in carica». Una frecciata rivolta a Marine Le Pen, in cima ai sondaggi, rea d’aver esplicitato per tempo le sue intenzioni con l’Ucraina. La candidata all’Eliseo del Rassemblement national ha spiegato infatti che in caso di vittoria manterrebbe solo «per sei mesi» l’aiuto a Kiev, per poi «cessare» ogni sostegno economico, perché la Francia «non ha più i mezzi»; è sull’orlo del default.Entro il 18 aprile, data del primo turno delle presidenziali, dovrebbe intanto pronunciarsi la Cassazione sul ricorso di Le Pen, che per ora le ha concesso di condurre la campagna in piena libertà nonostante la condanna in appello dello scorso luglio. Mese spartiacque, dicembre. Con il giorno 16 segnato in rosso: magistrati chiamati a pronunciarsi anzitutto sul materiale con cui Le Pen contesta la costituzionalità delle norme su cui si fonda la condanna; impugnata. A dicembre potrebbe dunque iniziare un nuovo iter giudiziario che le garantirebbe lo svolgimento di una campagna ininterrotta; oppure, se le questioni di costituzionalità sollevate dai suoi legali fossero respinte, il procedimento seguirebbe il corso ordinario con sentenza tra marzo e aprile.L’attesa data elettorale accelera i veleni. E in un momento in cui l’agenda giudiziaria si sovrappone a quella politica, le manifestazioni contro il governo e le piazze surriscaldano la già ribattezzata – dai centristi in netta difficoltà – sfida «delle estreme». Scintille, ieri, tra il leader della France Insoumise Mélenchon che rivendica il raggiunto risultato della «convergenza delle lotte» e il presidente del Rn Bardella. Per il lepenista, in piazza solo «professionisti del caos» e non «la Francia che lavora». Le Pen difende «le legittime rivendicazioni sociali», ma lamenta la loro presa «in ostaggio dall’estrema sinistra» che soffia sul fuoco. Il premier Lecornu resta di corvée provando a spegnere gli incendi di molteplici crisi: licei, potere d’acquisto, debito crescente, costretto finanche a ipotizzare un’azione di forza in Parlamento per far «passare» la legge di Bilancio. Senza maggioranza.

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