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Politica estera

“Una task force segreta della Cia”. Il piano di Trump per rovesciare il regime di Cuba

Aumenta la presenza degli 007 Usa sull’isola caraibica. Incerte le tempistiche per un’eventuale operazione americana all’Avana

TOPSHOT - A man enjoys the sunset during a blackout in Havana on August 4, 2026. (Photo by ADALBERTO ROQUE / AFP)

Cuba sempre nei radar dell’amministrazione Trump. Nelle ultime ore il sito di Politico ha rivelato che negli scorsi mesi si è registrato all’Avana un incremento degli asset di intelligence Usa. Mentre Washington continua a premere sul regime locale affinché si riformi o ceda il potere, una fonte a conoscenza dei piani della Casa Bianca per l’isola conferma che Cuba è una “grande priorità” per il segretario di Stato Marco Rubio.

Non è necessario che il lavoro in Iran sia finito per sbarcare sull’isola caraibica, sostiene un altro insider citato in forma anonima dalla testata americana. L’aumento della presenza dei servizi segreti, riferisce Politico, potrebbe rappresentare un passo tattico fondamentale in vista di una possibile incursione militare degli States ma i contorni di una simile iniziativa non sarebbero ben chiari. Qualche dettaglio in più l’ha fornito quasi in contemporanea il New York Times secondo cui la Cia ha stabilito una task force segreta su Cuba per avviare un piano per una campagna di pressione più coordinata sul governo comunista. Obiettivo: attuare i cambiamenti economici, politici e di leadership richiesti da Trump.

La creazione della task force, scrive il quotidiano, consentirà all’agenzia di Langley di destinare con rapidità risorse sull’isola caraibica. Le fonti della Signora in grigio sostengono che si sia già registrato un aumento dell’organico, con l’aggiunta, tra gli altri, di agenti incaricati di reclutare e gestire spie e analisti dell’intelligence. E intanto, l’istituzione dell’unità segreta ha già fatto tornare alla mente un’altra task force della Cia che supervisionò l’operazione conclusasi nel 1961 con la fallimentare invasione della Baia dei Porci.

Le gole profonde consultate dal New York Times si affrettano a precisare che questa volta il mandato degli 007 è più limitato e sarebbe finalizzato a creare spaccature in seno all’élite politica cubana, nella speranza di fare pressione sulla popolazione locale affinché sostituisca gli elementi percepiti come anti-americani con leader più pragmatici e più inclini ad assecondare le richieste dell’amministrazione Usa. Il piano in questione sembra puntare, se non altro nel risultato finale, ad una sorta di riedizione dell’operazione che, spodestando il dittatore venezuelano Nicolás Maduro, ha portato al potere la sua (pragmatica) vice, Delcy Rodriguez.

Tra le informazioni rese note dal quotidiano di New York, si apprende che l’attuale task force della Cia non ha partner cubani e non le sarebbe consentito l’uso letale della forza. C’è però da precisare che l’unità dell’agenzia di Langley è flessibile e il capo della Casa Bianca può modificare in qualsiasi momento la natura delle sue missioni.

Cuba, assieme a Cina, Iran e Russia, è tra le nazioni indicate come “Priorità 1” nel NIPF (il cosiddetto Quadro nazionale delle priorità di intelligence degli Stati Uniti). A maggio il direttore della Cia John Ratcliffe è arrivato sull’isola caraibica per incontrare Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote di Raúl Castro, ex presidente e fratello di Fidel Castro. Nel corso dell’incontro, Ratcliffe ha dichiarato ai suoi interlocutori che la Cia considera i cubani come avversari degni di nota e potenziali partner futuri. Il capo dell’agenzia ha però anche precisato che il tempo a loro disposizione per attuare i cambiamenti richiesti dal tycoon sta per scadere e che Cuba rischia di fare la fine del Venezuela.

Le tempistiche di un’eventuale missione Usa all’Avana sono impossibili da prevedere. I falchi anti-Cuba che consigliano il presidente Usa sono convinti che il tycoon destinerà risorse e attenzioni necessarie per abbattere il governo cubano ma in privato ammettono che ciò potrebbe accadere solo dopo la conclusione della guerra in Iran. Intanto, tra un black out energetico e l’altro, le spie degli Stati Uniti sull’isola continuano a fare il loro lavoro.

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