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Politica estera

Vince il “No”, l’Islanda chiude all’Europa

Decisive autonomia e pesca: contrari il 52,8%. Il “Sì” vince tra i giovani di Reykjavic. Esultano Salvini e Le Pen

Delusione Un sostenitore dell'Unione europea a un raduno della notte elettorale a Reykjavik, in Islanda, dove nel referendum consultivo ha prevalso il no a Bruxelles

Una notte in cui le notizie si sono rincorse e la tensione è rimasta palpabile mentre i risultati venivano calcolati. Alla fine il verdetto definitivo: l’Islanda ha respinto la proposta di riprendere i negoziati per l’adesione all’Unione Europea. Nonostante un’affluenza molto alta (quasi l’83%), il voto mostra un paese profondamente diviso sul tema: il No ha vinto con il 52,8% mentre il Si ha raggiunto il 47,2%. Ma in termini numerici, la differenza tra i due campi è di circa 13mila voti (nell’isola artica gli aventi diritto al voto sono circa 270mila). Anche a livello territoriale si nota la spaccatura del paese: il Si ha prevalso solo nelle due circoscrizioni della capitale Reykjavik con il 54,5% e 57,5% e dove i giovani hanno vissuto prima l’euforia dei risultati iniziali e poi la delusione per il responso finale. Altrove, nelle zone rurali dove il settore della pesca (tema chiave della consultazione) è prioritario, ha vinto il No superando anche il 60%.

A spendersi molto per la ripresa dei negoziati era stata la premier socialdemocratica Kristrún Frostadóttir. In una conferenza stampa indetta per commentare i risultati, ha voluto sottolineare che, vista l’altissima affluenza, il voto «non è una sconfitta per il governo, ma una vittoria per la democrazia». Poi il passaggio chiave del suo intervento: «Voglio essere assolutamente chiara: questo governo non riprenderà i negoziati di adesione nel corso di questa legislatura (2028, ndr)». Tuttavia il tema è destinato a finire in secondo piano per un tempo molto più lungo: la stessa Frostadóttir ritiene «altamente improbabile» che l’argomento possa essere prioritario alle prossime elezioni parlamentari. «La nostra promessa era di portare a termine questo referendum e lo abbiamo fatto - ha aggiunto - È stata una buona sessione per il Paese. Penso che la cosa più importante sia che usciamo da questa sessione con il rispetto per questi risultati». La premier, tuttavia, non ha parlato di un possibile ritiro completo della candidatura. Per ora, l’Islanda resta comunque parte del Mercato Unico Europeo e dell’Area Schengen.

Alla fine il desiderio di proteggere la sovranità sulla pesca (che copre circa il 40% dell’export nazionale) e l’orgoglio nazionale hanno prevalso sui timori per le pretese americane sulla vicina Groenlandia. Grande delusione a Bruxelles dove una ripresa delle trattative era vista come una prova simbolica della vitalità della Ue e, potenzialmente, uno stimolo al dibattito sull’adesione all’Europa in Norvegia, dove il tema divide Oslo (favorevole) e il resto del paese (contrario). «Rispettiamo la scelta del popolo islandese. L’Islanda rimane uno stretto partner dell’Unione europea» fa sapere un portavoce della Commissione Ue.

Ad esultare per il voto sono le destre euroscettiche. «In Islanda il popolo ha scelto: questa si chiama democrazia. Se un progetto è così vincente ed efficace, perché viene bocciato dai cittadini?», scrive la Lega di Matteo Salvini. Ancora più netta la reazione della leader del Rassemblement National Marine Le Pen secondo cui il voto «ricorda che un’altra Europa è possibile». «Questo voto trasmette un messaggio limpido: i popoli devono poter decidere da soli del loro futuro, delle loro istituzioni e della loro capacità di difendere i propri interessi nazionali», ha aggiunto.

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