Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 05:10
Politica estera

Xi mette la Cina in modalità crisi: cosa prevede la nuova legge sulla mobilitazione e cosa può cambiare

Imprese private, dati, software, droni e risorse civili entrano nel sistema della difesa. Pechino punta a reagire più rapidamente in caso di emergenza

Il maxi addestramento della Cina inquieta l’Asia: così Pechino prepara un possibile sbarco a Taiwan

La Cina ha aggiornato dopo 16 anni la propria macchina per la mobilitazione nazionale. L’Assemblea nazionale del popolo ha approvato la revisione della Legge sulla mobilitazione della difesa nazionale, che entrerà in vigore a partire da ottobre. Certo, non siamo di fronte a un ordine di mobilitazione né a un segnale che Pechino si stia preparando a entrare automaticamente in guerra. Siamo però davanti a un evidente tentativo, da parte di Xi Jinping, di rendere più rapida e capillare la trasformazione delle risorse economiche, tecnologiche e sociali del Paese in capacità di difesa.

Cosa dice la nuova legge cinese sulla mobilitazione

La revisione, approvata nella 24esima sessione del Comitato permanente della 14esima Assemblea nazionale del popolo, ha portato il testo a 14 capitoli e 82 articoli. La novità più evidente riguarda le tecnologie avanzate.

Come ha spiegato l’agenzia statale cinese Xinhua, la nuova legge stabilisce che lo Stato debba promuovere l’impiego delle tecnologie avanzate nella mobilitazione e sviluppare capacità nei settori emergenti. Il principio è chiaro: ciò che oggi appartiene all’economia civile può diventare rapidamente una risorsa militare in caso di crisi.

Il testo non elenca tutte le tecnologie interessate, ma il nuovo impianto comprende dati e software, e guarda a un sistema nel quale intelligenza artificiale, droni, sistemi senza equipaggio, cyberspazio, tecnologie quantistiche, spazio e altri settori ad alta tecnologia possono essere integrati nella preparazione alla mobilitazione.

Le novità più interessanti

Uno dei cambiamenti più importanti riguarda il modo in cui lo Stato può conoscere e organizzare le proprie risorse. La legge introduce un sistema di raccolta e aggiornamento dei dati collegati al potenziale di mobilitazione e prevede verifiche sulla capacità effettiva del Paese.

Governi, istituzioni, aziende e altri soggetti interessati dovranno fornire informazioni accurate sulle risorse disponibili. La logica è quella di evitare che, nel momento di una crisi, Pechino debba scoprire soltanto allora dove si trovano uomini, mezzi, impianti, materiali e capacità produttive. Anche le imprese private entrano più chiaramente nel sistema. La nuova legge prevede infatti riserve non soltanto di materiali, ma anche di capacità industriale, tecnologie, dati, software, personale specializzato e competenze tecniche.

Le aziende coinvolte nella produzione militare o nella sua possibile riconversione dovranno preparare attrezzature, materiali e personale e organizzare esercitazioni. Lo stesso principio viene applicato alla logistica: trasporto, stoccaggio e distribuzione possono essere integrati nella macchina della mobilitazione.

Il ruolo della popolazione e delle risorse civili

In caso di mobilitazione la legge consentirà alle autorità di ricorrere a risorse civili quando le riserve disponibili non siano sufficienti. Cosa significa? Che potranno rientrare nel sistema strutture, attrezzature, mezzi di trasporto, luoghi e altre risorse utilizzate normalmente per attività economiche e sociali.

Saranno previste forme di compensazione per i beni requisiti o acquisiti e verranno mantenute esenzioni per gli oggetti e gli spazi indispensabili alla vita privata e familiare. Anche il personale assumerà un ruolo più ampio.

La normativa disciplina la preparazione e la convocazione dei riservisti e stabilisce obblighi di servizio alla difesa nazionale per determinate fasce della popolazione, oltre a prevedere il coinvolgimento di personale con competenze tecniche specifiche. Alcuni settori considerati strategici, dalla logistica alle telecomunicazioni, dall’energia alla sanità fino ai media e alla produzione legata alla difesa, devono inoltre predisporre squadre e capacità utilizzabili in caso di mobilitazione.

La nuova struttura di comando

La nuova legge rafforza la struttura di comando. La mobilitazione della difesa nazionale resta sottoposta alla leadership del Partito comunista cinese e le commissioni di mobilitazione a livello locale operano sotto la guida dei rispettivi comitati del Partito. Il testo amplia inoltre gli strumenti per gestire l’informazione durante una mobilitazione, prevedendo la pubblicazione di comunicazioni ufficiali e misure contro la diffusione di informazioni false capaci di disturbare le operazioni.

In presenza di una mobilitazione, le autorità possono anche adottare misure speciali su trasporti, telecomunicazioni, reti, energia, sanità, alimentazione e attività economiche. Ma c’è un punto fondamentale da non perdere: la legge non equivale a una mobilitazione. Una mobilitazione generale o parziale deve essere decisa dal Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo e seguita da un ordine presidenziale. Il Consiglio di Stato e la Commissione militare centrale possono invece adottare misure necessarie quando una minaccia diretta richieda una risposta immediata, riferendo successivamente al Comitato permanente.

La revisione va quindi letta soprattutto come un aggiornamento strutturale della capacità cinese di passare dalla pace alla crisi. Ora Pechino vuole costruire un sistema nel quale il potenziale della difesa non sia concentrato soltanto nelle forze armate, ma distribuito lungo l’intera società: nelle fabbriche, nelle aziende tecnologiche, nelle reti logistiche, nei dati e nelle competenze professionali. Il punto centrale della nuova normativa è dunque la velocità. In caso di emergenza, la Cina vuole poter sapere quali risorse ha a disposizione, dove si trovano e come impiegarle.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.