In Ucraina il personaggio più ingombrante ha il volto di un generale che ha smesso l'uniforme senza mai perdere l'autorità. E se davvero Kiev si prepara alle prime elezioni presidenziali dall'inizio dell'invasione russa, il nome destinato a rompere l'equilibrio è quello di Valery Zaluzhny. L'attuale ambasciatore nel Regno Unito ha comunicato a Zelensky la decisione di candidarsi alle presidenziali. Una risposta secca, «sì, mi candiderò», che avrebbe congelato il colloquio tra i due. Fino a quel momento, il presidente sarebbe stato disposto a discutere qualsiasi possibile incarico governativo per il suo ex comandante in capo. Dopo quella risposta, il dialogo si sarebbe chiuso.
Zaluzhny fu rimosso dal comando delle Forze armate nel febbraio 2024 nell'ambito di un fisiologico ricambio militare, e la successiva nomina ad ambasciatore a Londra rappresentò un riconoscimento del suo prestigio internazionale. Ma nella politica ucraina pochi hanno davvero creduto che fosse soltanto questo. Tra Kiev e le cancellerie occidentali si è consolidata un'altra lettura: il generale era diventato popolare, autorevole e autonomo. Rappresentava il solo uomo capace, almeno in teoria, di contendere la leadership al presidente. Mandarlo a Londra significava valorizzarlo, ma anche allontanarlo dal centro della scena politica nazionale.
Oggi quell'equilibrio sembra essersi rotto. Zelensky starebbe valutando la possibilità di convocare elezioni già in autunno, approfittando di un momento relativamente favorevole sul piano militare e di una lieve ripresa nei sondaggi. A Dublino il leader di Kiev ha rilanciato anche per il suo elettorato l'arma dell'ingresso nell'Ue: «Ogni giorno l'Ucraina dimostra di meritare di essere parte della nostra casa europea. Ci attendiamo progressi concreti».
Tornando al voto, le rilevazioni interne attribuirebbero al presidente circa il 33% al primo turno, contro il 22% di Zaluzhny e il 14% del capo dell'intelligence Budanov. Numeri che potrebbero cambiare nel ballottaggio, dove proprio Zaluzhny risulterebbe competitivo. La partita non riguarda soltanto gli equilibri interni. Se Zelensky continua a incarnare la linea dell'intransigenza politica, quella che lega qualsiasi negoziato al pieno recupero dei territori occupati, Zaluzhny potrebbe rappresentare una figura diversa. Non filorussa, né meno patriottica, ma più pragmatica. Un uomo formato dalla guerra, consapevole dei limiti della forza e forse più disponibile, qualora il contesto internazionale lo imponesse, a esplorare formule negoziali meno rigide sul futuro di Donbass e Crimea.
Zaluzhny vanta estimatori. Pechino, che continua a proporsi come possibile facilitatore diplomatico del conflitto, vede nell'ex comandante una personalità meno polarizzante, meno identificata con la retorica della vittoria assoluta e più compatibile con una futura architettura negoziale. Anche Londra osserva con attenzione.
L'ambasciatore ucraino nel Regno Unito è diventato punto di raccordo tra il potere politico britannico e una parte significativa dell'establishment militare di Kiev.Budanov tuttavia è in crescita nei sondaggi: più giovane e radicale, incarna la linea dura contro Mosca e la prosecuzione della guerra con strumenti sempre più sofisticati.