Amichai Chikli, Ministro della Diaspora e della Lotta all’Antisemitismo nel governo Netanyahu ed esponente di spicco del Likud, è un ex ufficiale delle forze speciali dell’Idf noto per la sua linea politica schietta, e fortemente identitaria.
Ministro, sui social e in Europa si sostiene che il governo israeliano abbia favorito Hamas prima del 7 ottobre. Cosa risponde?
«L’evoluzione di Hamas come potenza militare nasce dagli accordi di Oslo, sostenuti dall’Ue. Con quell’intesa fummo costretti a far rientrare famiglie di terroristi e vennero fornite loro armi per governare Gaza e Gerico. Poi c’è stato il ritiro del 2005 da Gaza, elogiato in Europa pensando che la distruzione degli insediamenti ebraici portasse la pace. È stato l’opposto: ha condotto solo alla distruzione delle comunità al confine. La lezione è che non dobbiamo mai rinunciare alla nostra terra. Non abbiamo alcuna fiducia nell’Anp: è un’organizzazione terroristica, come Hamas».
Dopo il 7 ottobre c’è stata un’impennata di antisemitismo. Quanto è grave la minaccia in Europa e in Italia?
«Le manifestazioni antisemite sono esplose subito, l’8 e il 9 ottobre, ben prima dell’ingresso dell’esercito a Gaza. Per un giorno, i terroristi hanno realizzato la “Palestina libera dal fiume al mare”: massacrando civili inermi, violentando donne, uccidendo bambini e trascinando centinaia di ostaggi nei tunnel. Seguiamo con ansia la situazione in Europa e in Italia, specialmente a Milano, dove gruppi pro-Pal molestano i cittadini israeliani. L’Italia è uno Stato democratico e cristiano; se venisse dominata da istanze islamiste, sarebbe una tragedia prima di tutto per gli italiani».
Nelle università europee cresce l’ostilità verso gli studenti ebrei. Come si risponde?
«Guardiamo agli Stati Uniti: il governo è intervenuto con fermezza contro gli atenei che non proteggevano gli studenti ebrei, fino a rimpatriare gli stranieri coinvolti in attività pro-Ham as o antisemite.
Solo con misure concrete si ottengono risultati».
Qual è la posizione del suo governo su Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite?
«Francesca Albanese è una sostenitrice di Hamas, negazionista dell’Olocausto e nemica di Israele e della civiltà occidentale. Paragonare la guerra contro Hamas ad un genocidio ricalca i Protocolli dei Saggi di Sion.
Negli anni ’30 sarebbe stata una fervente sostenitrice del fascismo e del nazismo».
Ma la sinistra definisce l’operazione a Gaza un «genocidio». Cosa replica?
«È una tesi imbarazzante.
Il genocidio è il tentativo sistematico di annientare una nazione. Israele lotta per la propria sopravvivenza contro un gruppo terroristico sostenuto da Iran e Turchia. Abbiamo perso circa mille soldati operando casa per casa per evitare vittime civili. Nessun esercito ha fatto di più per tutelare i civili».
Come valuta i rapporti con la Premier Giorgia Meloni e la coalizione italiana?
«Ho incontrato Giorgia Meloni a Roma e sono rimasto colpito dai suoi discorsi su famiglia e tradizione. La vedo nei patrioti conservatori. È una partner seria, anche se avrei preferito messaggi ancora più decisi contro Hamas.
Devo invece dare atto a Matteo Salvini di essere stato coraggioso e chiaro: la nostra battaglia contro l’Islam radicale è anche la battaglia dei cittadini italiani per il futuro della civiltà occidentale».
Come spiega la convergenza sempre più marcata tra sinistra progressista e movimenti islamisti?
«Ricalca la rivoluzione iraniana del 1979: i comunisti sostennero Khomeini per poi essere giustiziati subito dopo. L’estrema sinistra si comporta da “utile idiota”. Progressisti e islamisti condividono un obiettivo: smantellare le radici della civiltà occidentale ed ebraico-cristiana. Per difendere le democrazie dobbiamo rafforzare la rete dei patrioti conservatori e promuovere i valori nazionali».
