Prosegue senza sosta il dibattito sul caso Balogun. I fatti sono noti: per la prima volta nella storia, la FIFA ha deciso di sospendere la squalifica nei confronti di un calciatore – l’attaccante della Nazionale Usa – consentendogli di scendere in campo negli ottavi di finale. Dietro questa scelta ci sarebbe una rete di contatti politici e di telefonate ai massimi livelli, tanto da coinvolgere direttamente il presidente Donald Trump, il presidente della federazione Gianni Infantino e una serie di avvocati vicini alla Casa Bianca. Ad alimentare la discussione è la netta presa di posizione della UEFA.
La FIFA "ha passato una linea rossa" sospendendo il cartellino rosso per Balogun: questo il j’accuse da Nyon. La UEFA ha parlato apertamente di una decisione "senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile": "Il calcio, come qualsiasi altro sport, si basa su regole, che sono il fondamento di una competizione equa, onesta e trasparente. A volte, le regole sono soggette a interpretazione. In questo caso, non è così". L’organo di governo europeo ha poi concluso: "Quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l'integrità del gioco è in pericolo e la credibilità di una competizione viene minata".
Uno scontro frontale, dunque, tra UEFA e FIFA destinato a gettare benzina sul fuoco sul dossier. Attaccante del Monaco ed ex obiettivo di mercato dell’Inter, Balogun è stato espulso nel match valido per i sedicesimi di finale contro la Bosnia-Erzegovina per un fallo su Tarik Muharemovic. La clamorosa decisione della FIFA ha infiammato il dibattito, spingendo il Belgio – prossimo avversario della selezione a stelle e strisce – a chiedere una spiegazione ufficiale sul motivo per cui la squalifica di una giornata inflitta a Balogun per un cartellino rosso sia stata annullata. La federazione belga nelle ultime ore si è detta "stupita" dalla decisione della FIFA, ponendo l’accento sull'articolo 27 del proprio codice disciplinare ed evidenziando la volontà di considerare "tutte le opzioni possibili" del caso.
Ricordiamo che secondo quanto riportato dal New York Times, Trump avrebbe contattato personalmente Infantino dopo Usa-Bosnia per chiedere di cancellare la squalifica, ricordando anche vecchie accuse (mai dimostrate) riguardanti il match-fixing nei confronti di Raphael Claus, arbitro brasiliano della sfida valida per i sedicesimi. Ma non solo. Secondo il Wall Street Journal, il tycoon avrebbe dato mandato a Howard Lutnich e Andrew Giuliani – rispettivamente segretario al Commercio e direttore esecutivo della task force dedicata al Mondiale – di riunire un pool di grandi avvocati per aiutare la federazione Usa a ribaltare la squalifica.
Il dibattito è rovente. Tanti ex calciatori e volti noti del mondo del calcio hanno stroncato la decisione della FIFA, puntando il dito contro Infantino. Anche il neo presidente della FIGC Giovanni Malagò non ha utilizzato troppi giri di parole ai microfoni di Rai Radio 1: "Stavo mangiando, a un certo punto mi sono arrivati 18 messaggi di uffici stampa, giornalisti, dirigenti che mi segnalavano questa strana storia. Onestamente mi è sembrata davvero un'assurdità - riporta TMW -. Sono andato a guardare questo articolo 27 del codice disciplinare FIFA. Chiariamolo subito: non è replicabile ai vari campionati nazionali e aggiungo meno male, sennò sarebbe l'Armageddon. C'è stato il precedente con Cristiano Ronaldo, ma su una squalifica multipla. L'altro caso risale addirittura al 1962. Ha un evidente sapore politico, l'ha riportato il New York Times. Questo è un precedente pericolosissimo, spero se ne rendano conto. Sono fautore di questo Mondiale, in cui gli stadi sono pieni, c'è una festa delle tifoserie. Ma quando vedi una decisione così a favore di una parte, perde la meritocrazia che è la base del calcio".
Il ct degli Usa Pochettino ha invece difeso la soluzione della FIFA, affermando che quel cartellino nei confronti di Balogun “non ci sarebbe mai dovuto essere”.
“La sanzione è stata eccessiva per un fallo involontario”, la versione dell’ex manager di Tottenham e Chelsea: "Non ci poniamo come vittime della situazione, ma non siamo noi i cattivi della situazione. Ora dobbiamo concentrarci sulla nostra partita, curare bene l'approccio e offrire una buona prestazione. Questo è ciò che serve".