Per chi vuole analizzare i fondi di caffè come gli oracoli antichi, le elezioni americane di Midterm hanno predetto un futuro ineluttabile: il campo largo vincerà sicuramente le elezioni italiane nel 2027. I democratici che conquistano la maggioranza del Congresso Usa e l’ondata di neoeletti islamici, per chi si aggrappa a tutto quello che accade lontano da noi, vengono interpretati come il simbolo di un imminente ribaltone politico.
Niente da fare, certi meccanismi mediatico-provinciali sono duri a morire nel nostro Paese, dove un sindaco musulmano a New York o una sindaca comunista di origine turca a Berlino vengono percepiti come l’espressione dell’insofferenza di molti italiani verso il governo Meloni. E forse è la prima volta che supporter sfegatati con bandiera rossa incorporata inneggiano al colore blu, il simbolo dei democratici statunitensi vincitori alle urne dall’altra parte dell’Oceano.
L’immaginazione, unita al tifo politico da stadio, porta a sognare nei nostri confini la riproduzione di fenomeni elettorali registrati negli altri Paesi.
Con la mitizzazione degli Stati americani dove i repubblicani dell’ex maggioranza Trump hanno perso i loro senatori. Come se la Lombardia fosse il Texas, il Veneto il Maine, il Piemonte il Kansas e il Friuli Venezia Giulia l’Ohio.
A questo si aggrappano Ilaria Salis e compagni nel prevedere il soffio del vento che tra pochi mesi li porterà al potere. Ma qui non siamo mica in America, come ricordavano i nonni ai nipotini che tendevano ad esagerare. Passata l’euforia delle giornate democratiche, gli italiani torneranno a pensare ai loro problemi e ai loro bisogni. Si ricorderanno che saranno chiamati a votare per Palazzo Chigi e non per il Campidoglio di Washington. E il North Carolina apparirà, all’improvviso, distante e insignificante.
