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Politica internazionale

E la Albanese invoca Allah al concerto pro Pal di un rapper

La relatrice Onu in un palazzetto pieno usa lo slogan dei protestatari: “Bismillah!”

Free Palestine Francesca Albanese al concerto di Macklemore all'«Accor Arena»

Un’incaricata Onu, che nella patria dei lumi e della laïcité repubblicana, cita Allah davanti a 20mila persone esultanti.

La scena di Parigi, per chi abbia dato un’occhiata ai video, somiglia a certi incubi distopici. È la realtà che supera la fantasia: «Bismillah, c’est la lumière!». Tradotto: nel nome di Dio, è la luce. È la frase con cui Francesca Albanese, pochi giorni, fa ha concluso il suo intervento davanti a alla platea dell’«Accor Arena», uno dei palazzetti più importanti della capitale, tutto esaurito per la tappa parigina del «Free Palestine Tour» di Macklemore, il rapper di Seattle escluso dal tour di Ed Sheeran proprio per le sue dichiarazioni pro Pal a base di «genocidio» e «apartheid», come al solito contro Israele.

Ha parlato sotto una grande grafica colorata con una colomba bianca e il richiamo al suo incarico di relatrice Onu, la Albanese, e ora dirà che il suo era un intervento «per i bambini della Palestina», preciserà che lei non è musulmana, anzi, minimizzerà spiegato che lei ha solo citato, rigirandolo, uno degli slogan dei manifestanti. «Bismillah, c’est les ténèbres» infatti è una delle parole d’ordine delle recenti proteste che hanno squassato Parigi, dopo che un fantomatico messaggio su Snapchat, attribuito dagli studenti a un presunto poliziotto infiltrato, è diventato una presa in giro degli agenti.

Ma si tratta di una tattica ormai collaudata della Albanese, che per suo status dovrebbe essere imparziale. La tattica, sperimentata in tante di quelle occasioni che non possono più essere un caso, è spingere sempre un po’ più in là l’asticella, la narrazione, la provocazione, dal riferimento alla «lobby ebraica» all’umiliazione del sindaco di Reggio - che aveva chiesto la liberazione degli ostaggi israeliani - dall’assalto alla Stampa letto come «monito all’informazione «per tornare a fare il proprio lavoro», dalle incresciose insolenze contro Liliana Segre alla recente fantasmagorica lettura dell’antisemitismo come odio contro tutti i «ceppi semitici», di tutti i popoli che parlano lingue semitiche, musulmani compresi. Ed è proprio questo il punto. Nella patria dell’illuminismo, le luci che si sono accese l’altra sera all’«Accor Arena» sono quelle di chi ha sentito l’invocazione Allah come un grido antagonista, come una preghiera, ma politica. Questa sinistra - nella sua attuale tragica confusione tra poveri, immigrati e rivoluzionari - ha individuato nelle masse musulmane delle città europee un soggetto di classe. Non solo un potenziale portatore di voti, ma un attore politico da usare (e da cui farsi usare) nell’iniziativa antagonista contro il «sistema». È la dimensione che alla Albanese interessa (altro che palestinesi) quando - praticamente sempre - evoca la «Palestina» come scintilla rivoluzionaria globale. «Il suo martirio - ha scritto in un impeto visionario e adolescenziale - sta risvegliando il mondo»