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Politica internazionale

Energia, l’asse Berlino-Roma per accelerare gli investimenti

Merz, Meloni e De Wever scrivono a Costa in vista del Consiglio europeo di giovedì

epa13298629 German Chancellor Friedrich Merz speaks during a press conference on the same day of a Christian Democratic Union (CDU) leadership retreat at the party's headquarters Konrad-Adenauer-Haus in Berlin, Germany, 12 October 2026. The CDU leaders met for a two-day party retreat from 11 to 12 October 2026 in Berlin. EPA/CLEMENS BILAN

Già a febbraio, in occasione del vertice informale Ue sulla competitività che si è tenuto nel castello fiammingo di Alden Biesen, Germania, Italia e Belgio si erano fatti promotori di un documento congiunto imperniato su semplificazione, neutralità tecnologica e apertura commerciale. Un’iniziativa che aveva dato vita a un gruppo di lavoro a cui avevano preso parte ben 19 dei 27 Paesi dell’Unione. Ieri, Berlino, Roma e Bruxelles hanno rimesso in campo lo stesso schema. Con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, la premier Giorgia Meloni e il primo ministro belga Bart De Wever che hanno scritto al presidente del Consiglio Ue Antonio Costa una lettera in cui sollecitano l’Unione a «rilanciare la competitività economica» europea approfondendo tre strade: una corsia preferenziale per accelerare gli investimenti in settori prioritari, a partire da energia e digitalizzazione; un freno contro nuovi oneri burocratici; una riduzione generalizzata degli obblighi di “reporting” Ue, soprattutto per le Pmi.

Tutte sollecitazioni che arrivano alla vigilia del Consiglio Ue in programma giovedì e venerdì e di cui Costa ha fatto informalmente sapere che terrà conto durante la riunione dei capi di Stato e di governo.

Il tentativo di Germania, Italia e Belgio è dunque quello di imprimere un’accelerazione all’agenda economica europea. Con l’asse tra Berlino e Roma che si fa sempre più saldo, anche alla luce dell’indebolimento politico di un Emmanuel Macron ormai a fine mandato e alle prese con tensioni interne. Non a caso, già lo scorso febbraio la stampa tedesca dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung all’Handelsblatt - sottolineava come la «sintonia pragmatica» tra Merz e Meloni stava ridefinendo gli equilibri europei, anche alla luce dei ripetuti attriti tra Berlino e Parigi. Insomma, la lettera inviata ieri a Costa - sollecitata da Merz - non è certo un fulmine a ciel sereno, ma la continuazione di un percorso che si è aperto ormai quasi un anno fa. D’altra parte, nonostante il cancelliere tedesco e la premier italiana appartengano a famiglie politiche europee diverse (Ppe ed Ecr), Berlino e Roma condividono interessi comuni cruciali, legati a filo doppio dalla profonda interdipendenza tra le loro economie manifatturiere. Germania e Italia sono infatti la prima e la seconda potenza industriale d’Europa ed entrambe stanno subendo una drammatica perdita di competitività globale nei confronti di Stati Uniti e Cina a causa degli elevati costi energetici.

Di qui, la lettera a Costa che, fanno sapere da Palazzo Chigi, arriva dopo la riunione della scorsa settimana degli «Amici della competitività», il gruppo informale di governi che puntano a sollecitare una risposta comune alle difficoltà dell’industria europea. E dove il capitolo politicamente più delicato è evidentemente quello dell’energia, dossier reso sempre più urgente dal rialzo dei prezzi dei combustibili dovuto agli scenari di crisi nel Golfo che sembrano sempre più imprevedibili. Se l’Europa non costruisce «risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell’emergenza», ha detto ieri Meloni davanti agli imprenditori di Assolombarda. Sul punto la premier ha recentemente sottoscritto un documento insieme al primo ministro della Repubblica Ceca Andrej Babiš in cui si chiede al Consiglio Ue di valutare un alleggerimento dei costi legati all’Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione. Che, spiega Meloni, «gonfia i prezzi, crea squilibri tra Stati membri e danneggia le nostre imprese».

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