Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:46
Politica internazionale

In piazza per il 7 ottobre chiedono la fine di Israele

A tre anni dal massacro, l’Api, i Giovani palestinesi e la sinistra antagonista preparano 27 mobilitazioni. E chiedono la liberazione di Hannoun

Hannoun alle toghe: "La beneficenza non è terrorismo"

Gli islamisti si preparano a commemorare un massacro. E in prima fila non può che esserci l’associazione di Mohammad Hannoun, oggi un carcere con l’accusa di essere l’uomo a capo della cupola di Hamas in Italia, e le sigle a lui affini (le sezioni giovanili dell’Api) ovvero i Giovani Palestinesi d’Italia (Gpi) e l’Unione democratica arabo palestinese (Udap). Sono gli stessi che scesero in piazza a Bologna per commemorare il 7 ottobre e quest’anno hanno intenzione di farlo nel capoluogo piemontese con la rete «Torino per Gaza», afferente alla medesima galassia. Il calendario è fitto e prevede una serie di sigle che potrebbero alzare il livello dello scontro: oggi si terrà una riunione nella facoltà di Lettere della Sapienza proprio per ultimare il piano in vista dell’evento più consistente, quello del 10 ottobre.

«La fine del genocidio è la fine del sionismo» è un’assemblea alla quale è stata invitata tutta la cittadinanza allo scopo di chiamare la piazza «per onorare gli oltre 73.000 martiri di Gaza e i suoi combattenti, che da 78 anni resistono all’aggressione sionista».

L’assemblea della Sapienza è stata convocata dai Gpi e dalle stesse Udap e Api. Il corteo di ottobre sarà a livello nazionale e si stanno muovendo realtà palestinesi, o filo-palestinesi, in tutto il Paese. Oltre a Roma e Torino, il 10 ottobre sono state chiamate piazze, tra le altre, a Cuneo, Biella, Alessandria, Milano, Varese, Pordenone, Modena, Pescara, Lecce, Messina e Catania, per un totale di 27 città che al momento prevedono questo tipo di mobilitazione. Tra le organizzazioni coinvolte nelle manifestazioni ci sono la Global Alliance for Palestine, che si sta muovendo a livello internazionale e la Global Sumud Flotilla Italia, oltre alle singole realtà locali che si muovono sul territorio.

Un’occasione immancabile per quelle sigle che utilizzano la causa di Gaza come cavallo di Troia per generare disordini nelle città, mettendo in pericolo la democrazia del Paese per perseguire il proprio obiettivo di far cadere il governo Meloni. Tra questi ci sono i soliti Carc, che qualunque manifestazione si preannunci partecipata decidono di cavalcarla per interessi politici. «Invitiamo le comunità, i sindacati, le organizzazioni politiche, i collettivi e le strutture studentesche e dei lavoratori a mobilitarsi per costruire un embargo popolare e pratiche concrete di boicottaggio economico, accademico e militare, intrecciando la lotta contro il genocidio e la guerra con quella contro lo sfruttamento e l’attacco continuo a diritti sociali», conclude il manifesto rilanciato per la manifestazione del 10 ottobre, che evidenzia un chiaro orientamento politico.

Un evento in cui, come di consueto nelle recenti manifestazioni, si chiederà la liberazione di Hannoun e dei tre suoi sodali in carcere, accusati di finanziamento al terrorismo.