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Politica internazionale

Hormuz non frena l’export

Fin dal suo insediamento il ministero degli Esteri ha posto il Piano d’azione per l’export in cima all’agenda

Basta autogol sui nostri porti

Il presidente dell’Ice, Matteo Zoppas, ha ieri ribadito che l’export italiano nel mondo ha come obiettivo la soglia dei 700 miliardi entro il 2027. A 15 mesi dalla bomba trumpiana dei dazi, a cui dai quasi sei mesi si è aggiunta quella dello stretto di Hormuz, la capacità delle imprese italiane, presente e prospettica, di aumentare le esportazioni, è più dinamica che mai. I timori per un crollo dell’export, che molti davano per scontato, si sono rivelati infondati. Nel 2025, le esportazioni sono cresciute, in valore, del 3,3%, da 623 a 645 miliardi. Il trend è stato positivo anche nel primo trimestre di quest’anno, mentre per fine 2026 le stime prevedono almeno un +2%. Se i 700 miliardi stimati prima dei dazi e di Hormuz - non arriveranno per il 2027, poco ci mancherà. In ogni caso parliamo di un risultato straordinario, che non è dovuto al caso. Merito delle imprese italiane, certo, capaci da sempre di innovare. Ma il governo ci ha messo del suo, va riconosciuto. Fin dal suo insediamento il ministero degli Esteri ha posto il Piano d’azione per l’export in cima all’agenda. Creando un sistema-Italia per sostenere le imprese all’estero, soprattutto quelle più piccole. Un sistema composto da Ice (per la promozione, le fiere), Sace (assicurazioni, garanzie), Simest (finanziamenti diretti). Quest’ultima, società controllata da Cdp, nel solo primo semestre appena chiuso ha sostenuto investimenti per la crescita di imprese all’estero per oltre 6 miliardi, in crescita del 20%, servendo 1.900 aziende italiane, per il 90% pmi. Il Piano Mattei per l’Africa e il ruolo svolto dall’Italia nel definire gli accordi Ue in India e Sud America (Mercosur) sono poi esempi dell’impegno profuso nell’aggiornare la geografia del commercio per i beni italiani nel mondo. E i risultati raggiunti in condizioni di estrema complessità - ci sono. Anche se politica e media riservano a questi molta meno attenzione rispetto ad altri temi. Pur meno rilevanti per i reali interessi del Paese.

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