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Politica internazionale

Il campo largo italiano esulta ma tace sui presunti brogli

Schlein euforica: “Respinto il potere oligarchico delle destre nazionaliste”

Elly Schlein in occasione dell’ Assemblea nazionale del Partito democratico al Centro congressi La nuvola, Roma, domenica 18 ottobre 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Elly Schlein during the Democratic party's national assembly, Rome, Sunday, October 18, 2026 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

La Borsa brasiliana crolla, -17%, e loro che in Italia non vincono un’elezione dai tempi di Pelé esultano: viva, oba, eba, sinonimi di giubilo. Lula vince le elezioni dopo che un giudice, suo avvocato per otto anni, ha prorogato all’ultimo momento la chiusura dei seggi. La sinistra italiana dimentica subito «le regole democratiche», «la Costituzione», «il rispetto degli elettori», tutte cose che da noi evoca come il fascismo. Il campo largo sembra il Carnevale di Rio: pim, pum, pam, caipirinha a fiumi, i leader salgono sul carro e si dimenano tra Samba e Lambada. Attenzione, parte il Bonellao Meravigliao: «Viva la democrazia!», e all’urlo si associa il companheiro Fratoianni.

Conte è euforico e involontariamente comico: «Nessun freno alle istanze di giustizia sociale e nessuna interferenza possono vincere quando le persone decidono di partecipare». L’avvocato, che è anche giudice e Cassazione, financo Tribunale Supremo come il magistrato che ha deciso di far votare per altre due ore, ha emesso la sentenza inappellabile: «Nessuna interferenza», ma non ha spiegato da parte di chi.

Elly, che ha smesso di ballare Maracaibo perché quel baffone di Ruotolo a cui non sfugge nulla le ha bisbigliato che è in Venezuela (Maracaibo, non Ruotolo), Schlein dicevamo dichiara: «Ha vinto la democrazia, hanno respinto il potere oligarchico delle destre nazionaliste e le ingerenze di Trump e dei suoi alleati». È un profluvio di comunicati ed è chiaro che il presidente brasiliano avrà ringraziato uno a uno Serracchiani (conosciutissima in Brasile per aver finanziato corsi di sci per migranti quand’era governatrice in Friuli Venezia Giulia), Zanella di Avs e Piero Lacorazza, consigliere regionale della Basilicata.

Immaginate se fosse successo in Italia. Roma, 2027, testa a testa tra Meloni e Schlein, o Conte. I comitati elettorali sono più tesi di una telecronaca di Lele Adani, i visi maschere ma misteriosamente su quello dell’ex ministro Speranza è sparito il pallore. Lo spoglio è in corso e in alcune zone è già terminato. Meloni chiede e ottiene da un giudice, in passato suo stretto collaboratore, di riaprire alcuni seggi per due ore, colpa di ritardi dei mezzi pubblici (a Roma bisognerebbe votare in quattro giorni). Durante i tempi supplementari la premier stacca gli sfidanti di quattro milioni di voti. Meloni è di nuovo presidente del Consiglio. Bonelli e Fratoianni, finito il sogno di entrare al ministero dell’Ambiente e dell’Interno con delega ai porti spalancati, mettono da parte il pacifismo e chiedono l’intervento in parlamento dei vietcong. Landini chiama in piazza i marinai pro Pal della Flotilla. Conte scatena l’esercito del Reddito di Cittadinanza. Anche la Schlein urla qualcosa ma non si capisce. Te li do io il «trionfo della democrazia» e «il rispetto della volontà popolare». Il centrodestra, magari senza aver imbrogliato come Lula (nel senso che non sappiamo se lo abbia fatto), non potrebbe festeggiare neanche un minuto che quel segugio di Ranucci gli dedicherebbe una stagione intera di Report. Anzi no.