La richiesta giunta da Reggio Emilia era una «presa di distanze». Lo strumento una carta. Etica, ovviamente. Perché il pregiudizio ora è ammantato di moralismi. Dietro una superficie di umanità, però, la sostanza sa di antico. La pretesa infatti era l’abiura di Israele. E per questo il mondo ebraico - non solo italiano - si è ribellato, con accuse anche pesanti: «È un principio di schedatura su base razziale» ha dichiarato ieri il presidente della Comunità di Milano, Walker Meghnagi, che ha visto «metodi da Terzo reich».
Rinnegare Israele e l’«occupazione di Gaza» è ciò che avrebbe dovuto fare un gruppo di insegnanti iscritti a partecipare a un evento formativo previsto in questi giorni a Reggio Emilia. Il risultato è che cento di loro hanno rinunciato, comprensibilmente, avvertendo un senso di ostilità e ingiustizia. La presa di distanze era stata chiesta dopo il clamore sollevato dai pro Pal locali, con una campagna forsennata in cui si sono distinti movimenti civici ma anche la Cgil. Una mobilitazione partita quando si era saputo che era attesa una delegazione di prof ebrei nell’ambito delle attività di «Reggio Children». La città infatti (da sempre di sinistra) viene studiata per la sbandierata efficienza dei servizi scolastici e presa a modello anche per i «valori». Quelli che i suoi amministratori locali esibiscono anche oggi, respingendo «con fermezza le accuse di antisemitismo» - come fa il sindaco Marco Massari - e rivendicando «la nostra storia» e «le ragioni del nostro impegno educativo».
Peccato che la condizione sia stata posta agli insegnanti ebrei. Israeliani e anche americani. Che ovviamente hanno rinunciato. In cento. E di questa rinuncia ha parlato anche il «Jewish Insider». Il principio, infatti, è quello generale del «boicottaggio» assunto in ogni dove in questi anni, sull’ondata di una isteria collettiva che è dilagata negli università e negli enti locali. Un boicottaggio cui è possibile sottrarsi, solo rinnegando lo Stato ebraico. Intollerabile. Periò Meghnagi ha lanciato parole di fuoco: «Si promuovono progetti sull’inclusione e sui valori democratici e poi si pretende di imporre loro dittatorialmente di prendere posizione su una vicenda politica, solo ed esclusivamente perché per il Comune di Reggio Emilia questi insegnanti appartengono alla razza ebraica. È un principio di schedatura su base razziale» è arrivato a dire. «Dichiarazioni che ci sorprendono» ha risposto come detto il sindaco.
Ma l’intero centrodestra si è schierato, difendendo - come di consueto ormai - le ragioni del mondo ebraico, mentre a sinistra infuria un clima ostile a Israele e alla diaspora ebraica. «Gravissimo» ha detto il leader della Lega Matteo Salvini. «Il sindaco si assuma le proprie responsabilità e si dimetta» ha tuonato. E «forte preoccupazione» l’ha manifestata anche Fdi, con i capigruppo Lucio Malab e Galeazzo Bignami che hanno chiesto smentite al Comune e «una condanna netta e senza ambiguità» a «tutte le forze politiche».
Massari ieri ha cercato di gettare acqua sul fuoco: «Ci auguriamo che queste parole siano frutto di informazioni non complete» ha detto delle accuse di Meghnagi, auspicando che «sia possibile chiarire ogni equivoco» e facendo sapere che oggi «la delegazione delle scuole israeliane sarà in città e sarò personalmente ad accoglierla». Speriamo che non lo sappia Francesca Albanese, la relatrice Onu che un anno fa lo aveva umiliato nel teatro cittadino quando il sindaco - che la stava premiando - aveva osato chiedere la liberazione degli ostaggi israeliani. «Lo perdono ma mi deve promettere che questa cosa non la dirà più» lo aveva avvisato la paladina pro Pal.
