La pace è sempre nei pensieri di Leone XIV, anche durante il ricovero. Lo ha dimostrato ieri con la telefonata al presidente russo Vladimir Putin. Un colloquio durante il quale il Papa ha espresso «viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson» ed ha chiesto una tregua per l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari, oltre all’«evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile». Un’iniziativa presa in solitaria, come ha rivelato poco dopo il segretario di Stato Pietro Parolin a margine di un evento. «Ecco, il Papa ha rimodulato il pontificato», scherzava qualcuno in Curia riferendosi alla dichiarazione fatta dal cardinale nel giorno precedente. In effetti, finora Leone aveva lasciato sempre lavorare la Segreteria di Stato sul fronte diplomatico, ma questa volta ha deciso di intervenire in prima persona per salvare i civili allo stremo nella città sul fiume Dnipro occupata dai russi.Se è difficile dire di no ad un Papa, è ancora più difficile dirlo ad un Papa in ospedale. E così persino Putin ha dovuto fare un passo indietro, dichiarando il suo «sostegno all’intenzione del Vaticano di contribuire a creare le condizioni per la sicurezza della popolazione della città e per l’organizzazione di forniture essenziali». L’inquilino del Cremlino ha però rifiutato di riconoscere le responsabilità del suo esercito ed ha attribuito la colpa agli ucraini. La principale agenzia russa Tass ha infatti spiegato che Putin ha fornito a Prevost «spiegazioni dettagliate sulle Ieri dal Gemelli sono arrivate le buone notizie che tutti attendevano. Nel loro bollettino quotidiano i medici Luigi Carbone e Stefano Margaritora hanno parlato di «costante miglioramento delle condizioni generali» del paziente Prevost. A conferma di ciò, a mezzogiorno il Papa ha celebrato messa in una sala del deciresponsabilità del regime di Kiev per la situazione umanitaria che si è creata a Oleshky».La telefonata è stata anche l’occasione per ribadire l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pamo piano che lo ospita. Alla liturgia hanno partecipato medici, infermieri e i gendarmi vaticani che vigilano sulla sua sicurezza.Nell’omelia è arrivato il ringraziamento papale per il lavoro che il personale sanitario «svolge ogni giorno prendendosi cura dei malati e della loro fragilità e, in modo particolare, per quanto hanno fatto e fanno per lui», ha fatto sapere la Sala Stampa. Sono state diffuse anche le prime due immagini del Pontefice dopo l’intervento: con i paramenti verdi del tempo ordinario e le scarpe, ce. Un segnale di ricucitura allo strappo decretato dal ministro degli esteri Serghei Lavrov che a maggio del 2025 aveva brutalmente liquidato la disponibilità pontificia ad ospitare in Vaticano eventuali colloqui di pace tra Moin una Leone è da solo mentre nell’altra è affiancato dal fidato segretario monsignor Edgard Rimaycuna nel momento dell’elevazione dell’ostia alla consacrazione. Il fatto che il Papa abbia celebrato e non concelebrato come nel giorno precedente dà l’idea del miglioramento nel decorso post operatorio.I medici hanno fatto sapere che l’illustre paziente ha eseguito esami del sangue e radiografia del torace, oltre a continuare le sedute di fisioterapia respiratoria. Un quadro rassicurante dopo l’allarmismo del giorno prima provocasca e Kiev. «Sarebbe un po’ inelegante per Paesi ortodossi discutere in territorio cattolico», aveva detto Lavrov, forse per non indispettire il potente Patriarcato moscovita tradizionalmente ostile a Roma. Da fine agosto, però, to dalle parole del segretario di Stato Pietro Parolin sull’eventualità di «rimodulare» il pontificato. In realtà il cardinale nella risposta aveva premesso che è troppo presto per fare previsioni e aveva aggiunto «se necessario». Tuttavia, l’effetto delle dichiarazioni è stato dirompente e infatti ieri ha sentito il bisogno di precisare che si riferiva al prossimo viaggio, sebbene avesse utilizzato la parola «pontificato».Ma a smorzare la preoccupazione dilagata in Vaticano dopo le dichiarazioni di Parolin di giovedì ci hanno pensaqualcosa è tornato a muoversi nelle delicate relazioni russo vaticane con la visita ufficiale di monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati e interlocutore privilegiato di Prevost in Segreteria di Stato. L’arcivescovo britannico aveva avuto modo di incontrare anche il suo omologo Lavrov mentre a fine settembre era toccata al cardinale Matteo Maria Zuppi atterrare a Mosca. Il capo dei vescovi italiani sta ancora portando avanti la missione umanitaria che gli fu assegnata da Francesco e che ha registrato buoni successi nella liberazione di prigionieri e nel ritorno a casa di bambini ucraini trasferiti in Russia.La politica vaticana sulla guerra in Ucraina si è contraddistinta per i piccoli passi, ma è capace anche di grandi gesti come la telefonata di ieri dal Gemelli.

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