Eravamo rimasti ai partiti di sinistra per i quali i centri in Albania erano dei «canili», nel senso che - strillavano mostrando notevole fantasia - c’erano più cani che clandestini, e chissà se c’era pure qualche quadrupede irregolare. Di sicuro sono da rimpatriare e tenere in galera i cani che, l’ha denunciato l’ineffabile pro Pal Francesca Albanese, nelle carceri israeliane e non solo violentano i palestinesi. «Israele ha sempre ucciso bambini», ha spiegato l’esperta delle Nazioni Unite, «compiuto esecuzioni extragiudiziali, detenzioni arbitrarie, fatto ricorso alla tortura e allo stupro». Al peggio non c’è mai Francesca (che entrerà in un partito, M5s o Avs che sia): «Ci sono europei che traggono profitto dalla vendita di cani che violenteranno le persone. È abissale», la vendita dei cani, non il discorso dell’Albanese, chiariamo. È la stessa non avvocato, ma sicuramente esperta, che ha commesso l’inarrivabile gaffe di non conoscere la materia di cui si occupa tutti i giorni: «Ho detto erroneamente che il termine antisemitismo indicasse in origine l’odio verso tutti i popoli semitici». Quindi ha provato a giustificarsi e la toppa è stata peggio dell’Albanese. Che però sul disegno di legge sull’antisemitismo, qualche giorno prima alla convention dei 5Stelle, aveva le idee chiare: «È un’infamia», ma non ignorare il significato di antisemitismo, il più usato dalla signora pro Pal assieme a «genocidio», di cui però di sicuro sa tutto. Invece sapeva di non sapere, ma non è Socrate, quando il Giornale le ha chiesto cosa pensasse dell’attentato compiuto a Modena dal marocchino di seconda generazione El Koudri: «Vivo all’estero, non posso sapere tutto». Giusto. Quando Askatasuna ha devastato la sede della Stampa la pro Pal ha incolpato i giornalisti: «È un monito». Almeno il centro sociale non ha sguinzagliato i cani.

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