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Politica internazionale

La sinistra ha scoperto l’America e gli yankee non sono più cattivi

I risultati del voto di Midterm galvanizzano i protagonisti dell’opposizione che già sperano in un effetto domino. Per la Schlein l’onda “sovranista si è infranta”. Conte: “Segnale positivo”

Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte (S), e la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein (D), durante l'Assemblea di programma della CGIL al Teatro Brancaccio, Roma, 5 novembre 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo scopriva l’America. Il 4 novembre 2026 i Cristofori Colombi della sinistra italiana la hanno riscoperta. Perché, dopo aver accusato per due anni (che solo incidentalmente coincidono con l’elezione di Donald Trump) gli Stati Uniti di essere la madre di tutti i mali e il generatore automatico di ogni sciagura, ora hanno repentinamente cambiato idea.

Le elezioni americane di Midterm sono state il Capodanno e anche, e forse soprattutto, il Carnevale del mondo progressista italiano, abituato a festeggiare per conto terzi. L’effetto, talvolta, è carnascialesco. Martedì siamo andati a letto convinti che dall’altra parte dell’oceano ci fosse «l’impero del Male», quando ci siamo risvegliati era diventato il paradiso terrestre. È il nuovo mondo. Le tre caravelle rosse hanno già attraccato. La lista dei Cristofori Colombi è infinita, apre le danze Elly Schlein che, in una intervista a Repubblica, non trattiene la gioia: «L’onda sovranista si è infranta, è quello che sono convinta che succederà anche in Italia. C’è bisogno di radicalità...». L’american nightmare è tornato repentinamente american dream. Si accoda anche Conte Giuseppi, quello che andava in visibilio per un refuso di Donald: «Dall’America arriva un segnale positivo che dobbiamo assolutamente recepire: stiamo andando nella direzione giusta». L’importante è crederci. Ma non è mica solo, Giuseppi, c’è un vero e proprio crescendo rossiniano. Per Nicola Fratoianni «il tracollo di Donald Trump è una splendida notizia per il mondo intero». Rivoluzione socialista made in Usa. Enfasi globale anche per il compagno Angelo Bonelli: «Il mondo tira un sospiro di sollievo». L’antiamericanissima Laura Boldrini rispolvera un autumn of love: «Gli americani hanno detto basta: l’era di Trump è finalmente finita». Paolo Gentiloni contagioso: «È saltato il blocco sociale di Trump. L’effetto domino può arrivare da noi».

Sulla stampa progressista è tutto uno spumeggiare di retorica in cui campeggiano le vittorie di socialisti, musulmani, omosessuali, pacifisti e latinos. E poi gli sconfitti che, lo si deduce per sottrazione, sono tutti gli altri: i non socialisti, non musulmani e magari persino bianchi ed etero, i Musk, e i mostri delle Big Tech. «Il machismo è stato travolto»; «Donald umiliato»; «Le facce perbene contro i bulli col grilletto». Rassegna stampa minima di un’euforia massima.

E, ancora, visioni paradisiache e a tratti lisergiche (Timothy Leary era pur sempre americano. E di quelli giusti. Mica Maga): «L’arcobaleno progressista ha rotto l’incantesimo», giubila Repubblica. E c’è anche chi appende a questo voto la rivincita di tutto quello che non ha mai vinto, dai tempi degli indiani e dei fucili col tappo di sughero fino a oggi: «Il terremoto del Kansas, la terra dei cowboy a sinistra dopo un secolo». Con rispetto per i pellerossa. «Ci era mancata l’America», sentenzia Concita De Gregorio. Sì, quella che pare a loro..., sentenziamo noi.

Ma ormai il vento è cambiato. Ne prendano nota e lo mettano agli atti gli storici: il mondo radical ha riscoperto l’America. Altro che Cristoforo Colombo, quello di cui i signori sopraccitati vorrebbero abbattere le statue. Gli yankee non sono più brutti sporchi e cattivi, bastava che smettessero di votare Trump per essere ripuliti dall’onta populista. Come se gli Stati Uniti si riducessero solo all’inquilino dello Studio Ovale e non fossero la più grande democrazia del mondo. Toh, che scoperta. Non ce ne voglia Cristoforo: ma è proprio l’uovo di Colombo.

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