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Politica internazionale

La sicurezza nazionale non si può delegare. E ci vuole la politica

Le architetture militari d’Europa, e le industrie che le sostengono, sono oggi profondamente integrate con quella statunitense

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha deposto una corona d'alloro sulla tomba del Milite Ignoto all'Altare della Patria in occasione della giornata dell'Unit� Nazionale e delle Forze Armate. Alla cerimonia hanno partecipato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro della Difesa Guido Crosetto, i presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa e il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, 4 novembre 2026. US PALAZZO CHIGI +++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE - NON VENDERE - NON USARE PER FINI NON GIORNALISTICI - NPK+++

Il dibattito sulla Difesa europea ha smesso di essere appannaggio di accademici e addetti ai lavori. La sicurezza è tornata al centro della conversazione pubblica, della politica industriale e dei bilanci nazionali, con un’urgenza che pochi anni fa sarebbe apparsa fuori luogo.

Come presidente AIAD ho vissuto in prima persona l’accelerazione che ha attraversato il settore negli ultimi anni. Un’accelerazione che ha avuto il sapore amaro del ritardo da recuperare a caro prezzo. Le lacune materiali, le filiere fragili, la dipendenza strutturale da capacità e tecnologie sviluppate altrove: tutto ciò che per anni era rimasto confinato nei documenti riservati o nelle note a piè di pagina dei rapporti istituzionali perché impronunciabile nel dibattito pubblico ha assunto all’improvviso carattere di urgenza.

Le architetture militari d’Europa, e le industrie che le sostengono, sono oggi profondamente integrate con quella statunitense. Un’integrazione che sfocia nella dipendenza. Le importazioni di sistemi di difesa in Europa sono aumentate di oltre il 155% in pochi anni, con Washington che ha fornito più del 64% di tutti gli acquisti del Vecchio continente.

Ma le capacità industriali non emergono dal nulla. Richiedono scelte politiche, priorità chiare, allocazione coerente di risorse nel tempo. L’Italia ha una base industriale della difesa che è tra le più avanzate e articolate d’Europa. Grandi gruppi e una galassia di piccole e medie imprese di eccellenza costituiscono un sistema che è riuscito a competere sui mercati globali anche in fasi di domanda interna asfittica. Una ricchezza di cui andiamo orgogliosi e che non dobbiamo più nascondere. Ma questo sistema non può scalare in assenza di certezza della domanda.

Nel quadro europeo, l’Italia occupa una posizione peculiare. È un Paese con una tradizione industriale della difesa solida e riconosciuta, capace di presidiare domini tecnologici di frontiera e di competere con i principali player globali. I dati dell’export militare 2025, con 9,16 miliardi di euro e un incremento del 19% rispetto all’anno precedente, non sono numeri astratti: sono il risultato di decenni di investimento in competenza, reputazione e credibilità internazionale.

Il modello italiano, un numero limitato di grandi integratori affiancati da una galassia di PMI altamente specializzate, è oggi sotto pressione. La guerra in Ucraina ha dimostrato che la massa conta: non solo la qualità tecnologica dei sistemi, ma la capacità di produrli in quantità, di rigenerarli rapidamente, di sostenere nel tempo uno sforzo operativo prolungato. Su questo terreno, la struttura frammentata della nostra filiera rivela fragilità che non possono essere negate.

Serve un salto culturale prima ancora che industriale. Forze armate e committenza pubblica devono comprendere che il procurement non è una procedura amministrativa, ma uno strumento di politica industriale.

La sicurezza nazionale ed europea non si può delegare e se da Italiani vogliamo essere protagonisti in Europa e nel mondo, alla nostra eccellente industria dobbiamo affiancare un’eccellente politica e una visione concreta, condivisa da maggioranza e opposizione.

* Tratto dalla prefazione al volume Guida Difesa 2026 (ed. The Skill Press), realizzato in collaborazione con Aiad, Federazione imprese aerospazio, difesa e sicurezza

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