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Politica internazionale

La spocchia di Sanchez: “Meloni al governo da 3 anni? Noi da 8″. Ma continua a ignorare la crisi dei migranti

Il premier spagnolo si è autoincensato per i risultati economici del suo governo, senza però affrontare la crisi dei suoi consensi o la disastrosa situazione di Ceuta

Se ignorare i problemi fosse un’arte, il premier spagnolo Pedro Sanchez sarebbe un maestro. Il suo esecutivo è in crisi per mancanza di sostegno, i suoi collaboratori più stretti - e sua moglie - sono indagati ed è sotto attacco da parte di tutti per la gestione disastrosa della situazione a Ceuta, che ha affrontato stando in vacanza e consigliando playslist e libri. Eppure, in tutto questo, ha trovato il modo di autoincensarsi e persino di punzecchiare la premier italiana.

“Ho sentito l’altro giorno la signora Meloni celebrare che da 3 anni è a capo del governo come il più longevo della storia della Repubblica italiana. Questo va molto bene. Noi siamo al governo da 8 oltre anni e questo è l’esecutivo più longevo della democrazia in Spagna, dopo quelli presieduti da Felipe Gonzalez”, ha detto in un’intervista al programma Mananeros 360, ribadendo l’intenzione di portare a termine la legislatura nel 2027. “In questi 8 anni ho visto molti primi ministri tedeschi, francesi, italiani e di molti altri Paesi europei lasciare l’incarico. Oggi si sta parlando, ad esempio, dopo la vittoria in Sassonia Anhalt dell’ultradestra anche della sopravvivenza di Merz in Germania”, ha aggiunto, sottolineando la stabilità della sua ora traballantissima coalizione progressista.

Questa, a suo dire, sarebbe uno dei motivi per cui l’economia spagnola “cresca il quadruplo della media europea”, nonostante “le difficoltà del contesto internazionali e anche interno e la crisi abitativa”. Per Sanchez, la Spagna sta vivendo “uno dei migliori momenti, se ci paragoniamo ad altri Paesi del nostro intorno”, con notevoli risultati economici e sociali.

Insomma, il leader di Madrid è bravo a darsi le pacce sulle spalle da solo. E per quanto non si possa negare il fatto che l’economia del Paese iberico stia crescendo, è altresì impossibile - all’evidenza per tutti tranne che per Sanchez - ignorare che la disastrosa politica migratoria del Psoe abbia portato a risultati catastrofici. Ceuta è un inferno e la situazione è al limite. Le piazze della nazione sono state inondate di persone che chiedono a gran voce le dimissioni del premier e i suoi stessi alleati lo stanno abbandonando. In più, la politica di regolarizzazione selvaggia degli stranieri non è stata certamente ben accolta dall’opinione pubblica. Basta guardare i sondaggi, che attestano un calo dei socialisti e un’avanzata inarrestabile della destra. Ad oggi, infatti, il Partito popolare e Vox hanno il 50,2% dei consensi, contro il 33% della coalizione attualmente al governo.

Forse a Sanchez converebbe di più tentare di mettere una pezza ai problemi che stanno causando il suo tracollo e passare meno tempo a lanciare frecciatine ai suoi “nemici” esterni. Ma guai a toccare i migranti, o perderebbe il manto di paladino dei progressisti europei. Magari ai suoi occhi tanto vale aspettare che glielo strappino gli elettori, così potrà unirsi al coro di tutti quelli che si stracciano le vesti per il pericolo dell’“onda nera” che starebbe arrivando in Europa.

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