È in atto una vera e propria «emergenza educativa» e «l’unica strategia per porre fine a ogni genere di violenze è tornare a educare i nostri giovani, con coraggio e resilienza». A parlare al Giornale è suor Anna Monia Alfieri, esperta dei temi educativi e in politiche scolastiche.
Quali rischi e quali pericoli intravede per i giovani di oggi?
«Il primo pericolo che vedo è la solitudine che si traduce nel vuoto della trasmissione di valori, di principi non negoziabili capaci di dare senso alla vita propria e degli altri. Noi adulti abbiamo smesso di educare, e quei principi fondanti sono divenuti lettera morta. Ecco la causa della crisi della società. È in atto una emergenza educativa e l’unica strategia per porre fine alle violenze, in tutte le loro forme, è quella di tornare ad educare i nostri giovani, con coraggio e volontà di resilienza».
E sul fronte dell’immigrazione?
«Da tempo affermo la necessità di una reale integrazione. Per anni ci siamo limitati ad accogliere, ne abbiamo fatto un vanto. Alla fine, però, l’immigrato è stato accolto, gli abbiamo consentito di vivere sul nostro territorio nazionale e all’accoglienza ci siamo fermati. Per integrare occorre innanzitutto essere chiari: le leggi devono essere conosciute e rispettate, la lingua deve essere appresa, determinate tradizioni che non sono conformi a quanto la legge italiana prescrive devono essere abbandonate se si vuole vivere nel nuovo territorio. Dobbiamo porre al centro la persona che è portatrice di diritti ma, sempre e comunque, nella soggezione ai doveri. Gli immigrati di seconda generazione meritano una particolare attenzione: il loro disagio è profondo, perché non hanno l’attaccamento alla terra dei loro padri, sentono il nostro territorio come straniero e questo fa scattare il desiderio di rivalsa, di rivendicazione».
Come combattere il fenomeno dei cosiddetti maranza?
«Il fenomeno è il frutto della mancata educazione dei giovani italiani, la mancata accoglienza degli stranieri. A questo si aggiunge la diffusa percezione del senso di impunità. Occorre agire in modo che l’autorità della legge sia percepita e fatta rispettare, e dare autorevolezza agli educatori. Il riformismo avviato dal ministro Valditara nel mondo della scuola va in questo senso».
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«Si tratta di un episodio grave. Il fatto che il violento sia un immigrato non va considerato un’aggravante: la violenza rimane una violenza e come tale va punita, indipendentemente da chi ne sia l’autore. Il fatto che il responsabile sia un immigrato ci deve, invece, fare riflettere sulla necessità che l’autorità della legge debba essere fatta rispettare da tutti. Spesso io avverto che il tema dell’immigrazione viene affrontato in modo volutamente divisivo e polemico, senza giungere a una conclusione capace di risolvere realmente il problema. Ecco perché la questione immigrazione deve essere affrontata con soluzioni sostenute trasversalmente.»
