Considera l’ideologia islamista come una minaccia per l’Europa. E la militanza pro Pal come un’emanazione di questo movimento che, dietro un paravento anticoloniale, insidia la democrazia liberale. Ritiene che gli ebrei in Occidente siano ormai in pericolo, ma avverte che in prospettiva non sono certo i soli.
È una delle massime studiose europee di Fratellanza musulmana, Florence Bergeaud-Blackler. Da 30 anni studia penetrazione e reti del "frérisme". Che non è religione, ma un progetto di presa del potere che usa motivi e pretesti religiosi. Studiosa del Centro nazionale per la Ricerca scientifica, è stata audita dalla commissione sui legami tra politica e islamismo. Nel mirino degli estremisti, vive sotto scorta. Seguitissima - la chiamano "FBB" - è considerata "divisiva" da quel pezzo di sinistra che nega la realtà dell’islamismo politico.

Madame Bergeaud-Blackler, qual è il livello di infiltrazione islamista in Europa?
"Discreta ma intensa negli ultimi 40 anni, con intensità variabile a seconda della durata dei flussi migratori e della demografia di ciascun Paese. Dagli anni '80, i Fratelli Musulmani hanno portato avanti un processo di infiltrazione infrastrutturale che penetra in moschee, scuole, associazioni, media, sport e imprese".
L’evento sull’islamismo il 10 giugno a Parigi. La Francia finalmente risponde adeguatamente al separatismo?
"Il simposio "Islamismi in Europa", nella sede del Consiglio regionale dell'Île-de-France, è un evento eccezionale: gli specialisti invitati (Lorenzo Vidino, John Jenkins, Ruud Koopmans, Tommaso Virgili, Sergio Altuna, Lisa Fellhofer, oltre a me) sono tutti, in misura diversa, minacciati a causa del loro lavoro. È organizzato dal Cerif, un centro di ricerca che ho fondato poco più di un anno fa proprio perché le istituzioni pubbliche e le università rimangono distaccate. Comprendere questo movimento è essenziale per la difesa delle nostre democrazie".
Esiste un legame tra l’infiltrazione dei Fratelli Musulmani e la minaccia jihadista?
"I Fratelli Musulmani ne sono il cervello, il jihadismo il braccio armato. Non c'è un legame gerarchico diretto, ma i Fratelli Musulmani creano una mentalità vittimistica, ostile all'Occidente, legittimando la rottura con la società ospitante, in cui la transizione all’azione jihadista diventa concepibile, e poi possibile".
L’eventuale disturbo psicologico o mentale di un attentatore esclude motivazioni ideologiche?
"Qualsiasi ideologia religiosa violenta attrae individui psicologicamente vulnerabili. Diagnosticare una fragilità mentale non esclude la dimensione ideologica. La persona affetta da malattia mentale non è penalmente perseguibile, il povero malato di mente vittima di "islamofobia"."
Come valuta la situazione dei Fratelli Musulmani in Italia?
"Come ovunque in Europa, osservo un silenzio tra le élite politiche e accademiche, sebbene i cittadini siano ben consapevoli del fenomeno. Molti cittadini tacciono per senso di colpa, per paura di essere accusati di razzismo: questa è proprio la leva dei Fratelli Musulmani, che ha reso l’accusa di "islamofobia" uno strumento sorprendentemente efficace di neutralizzazione politica".
L'Italia è destinata a seguire gli altri Paesi in queste questioni legate all’islam politico?
"La struttura è già presente. L’Ucoii controlla numerose moschee. Le reti islamiste cercano attivamente alleati politici, anche in luoghi inaspettati. A Vigevano, due candidati musulmani erano stati selezionati per una lista locale legata alla Lega. Lo scenario non è diverso da altri Paesi, le strategie si adattano".
La forza del movimento militante pro Pal ha alimentato l’islamismo?
"Il movimento pro-palestinese europeo così come si manifesta oggi è stato organizzato da reti dei Fratelli Musulmani già negli anni '80. Stiamo assistendo ora alla seconda generazione di attivisti formatisi su questo modello. Quella che appare come una mobilitazione umanitaria o anticoloniale è, strutturalmente, uno strumento per la mobilitazione islamista a lungo termine nelle società democratiche".
C’è un’alleanza tra estrema sinistra e islam politico? Che prospettive ha?
"Una strumentalizzazione reciproca che finisce sempre male per la sinistra. L’Iran del 1979 rimane il precedente più illuminante. Lo scenario europeo non sarà identico, ma la logica – usare la sinistra, o persino la destra, e poi estrometterle – si ripeterà".
Gli ebrei sono al sicuro in un'Europa in cui l’islamismo si sta diffondendo così profondamente e rapidamente?
"No. Gli ebrei sono il bersaglio principale per due ragioni: un fondamento teologico radicato nel corpus islamista e la loro utilità politica come linea di faglia più efficace per dividere le società europee.
Coloro che credono che questo non li riguardi saranno i prossimi. La società europea nel suo complesso è al secondo posto nella lista, e purtroppo se ne dimentica. Temo che questa mancanza di lungimiranza e di coraggio potrebbe rivelarsi fatale per le nostre democrazie".