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Politica internazionale

L’Italia censura Israele. “Si fermi in Cisgiordania”

Con Berlino, Parigi e Londra: “Inaccettabile la nuova colonia E1, compromette la prospettiva dei due Stati”. E alle imprese: “Non partecipate ai bandi”

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Un soldato israeliano di pattuglia in una strada di Hebron, in Cisgiordania

Inaccettabile. Definiscono così il piano israeliano di insediamento E1 in Cisgiordania i leader di Italia, Francia, Germania e Regno Unito, che in una dichiarazione congiunta ne spiegano i motivi. Asseriscono che si tratta di un’espansione degli insediamenti che «comprometterà la prospettiva di una soluzione a due Stati, creando una spaccatura nella Cisgiordania e danneggiando la contiguità territoriale dei Territori Palestinesi». A supporti di tale tesi, i quattro citano il diritto internazionale secondo cui gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. «Questa - scrivono - è la posizione della comunità internazionale, ribadita dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. In un momento di grave instabilità in Cisgiordania, con livelli di violenza senza precedenti da parte dei coloni contro i civili e serie restrizioni all’economia palestinese, questa decisione è ancora più preoccupante».

Da qui, dunque, parte un’esortazione al governo israeliano di «ritirare immediatamente questi piani e a porre fine all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania», dal momento che una mossa del genere allontanerebbe ulteriormente la pace e minerebbe «ulteriormente la reputazione internazionale di Israele». Per cui ritengono che le imprese in questione non dovrebbero prendere in considerazione la partecipazione a gare d’appalto nel settore edile, piuttosto «devono essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali, incluso il rischio di incorrere in gravi violazioni del diritto internazionale». Infine confermano l’impegno per una pace globale, giusta e duratura, basata sulla soluzione dei due Stati, obiettivo che i quattro leaders si impegnano a perseguire.

Ma non è tutto, perché sul punto si è espresso anche l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, non proprio una figura secondaria, che ha avvertito i coloni israeliani nella Cisgiordania occupata: non rubino le proprietà appartenenti a palestinesi americani, perché tale comportamento sarebbe «una violazione della legge di Dio». Huckabee è un pastore battista e da sempre è vicino alle posizioni degli insediamenti israeliani. Intervistato dalla Reuters ha precisato che i coloni che dovessero aver partecipato all’assedio di alcune case nel villaggio di Qusra, in Cisgiordania, tra cui una appartenente al palestinese-americano Loui Ridi, potrebbero essere sanzionati dagli Usa.

«Credo che il messaggio vada oltre la sola amministrazione Trump - ha detto - È un messaggio di civiltà e di comportamento civile. Non ci si appropria di qualcosa che non ci appartiene». I fatti a cui si riferisce risalgono allo scorso 9 agosto, quando i coloni israeliani hanno circondato le case di Qusra, ma secondo quanto sostenuto dalle organizzazioni per i diritti umani, quello è stato un tentativo di furto, dal momento che l’obiettivo era impossessarsi di terreni palestinesi di proprietà privata. Tra le altre cose, il caso in oggetto ha provocato la condanna da parte della comunità internazionale tutta.

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