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Quel male di casa nostra

La donna è colpevole non di un delitto, ma della morale coranica fatta Stato. La liberazione arriva non per magia, ma perché un ministro degli Esteri di un Paese democratico, Antonio Tajani, si muove

Quel male di casa nostra
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C'è una cultura dove l'adulterio è un reato. Si chiama Egitto, in questo caso, ma è solo l'ultimo esempio del modello islamista che si contrappone alla democrazia e comincia a entrare perfino nei tribunali italiani. Una nostra concittadina è finita in quella trappola, su cui la sinistra non solo tace, ma vuole portare a casa nostra. La donna è colpevole non di un delitto, ma della morale coranica fatta Stato. La liberazione arriva non per magia, ma perché un ministro degli Esteri di un Paese democratico, Antonio Tajani, si muove. Non la Flotilla, non i Pride pro Pal, non gli haters che insultano la ministra Roccella. Non loro, ma la democrazia che, quando si sveglia, sa ancora essere più forte dell'arbitrio. Ma qualcosa cede nelle fondamenta del nostro stesso Occidente se, quando torniamo a casa, scopriamo la seconda scena, quella che non fa commuovere: Ong e Caf che, secondo i magistrati, orbitano attorno ai clandestini come fossero una filiera. Con una parola d'ordine irresistibile: «integrazione». Condita con woke e politicamente corretto. Una censura talmente ipocrita da vedere la sinistra delle ex femministe sfilare a favore di burqa e recinti. Peccato che l'integrazione, quando diventa un bancomat integra solo chi incassa. E intanto, nei quartieri, cresce un'altra cosa: comunità sempre più chiuse, spesso legate a un islamismo politico che tollera la libertà occidentale solo finché non la sostituisce. La sinistra più radicale porta tutto questo in piazza come «futuro». Ma che futuro è quello che assomiglia a un passato che avevamo già archiviato? Un passato dove la donna è proprietà, la fede è legge, il dissenso è insulto.

Abbiamo liberato una connazionale dall'islam giudiziario, ma distratti, rischiamo di importare in saldo l'islam politico a rate, con fattura pagata dallo Stato. Non c'è mai abbastanza coscienza. E infatti ci vendono sonniferi chiamandoli progresso.

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