Nessuna collaborazione dal comandante della nave. Dunque è stato necessario passare all’azione. È mattina, a largo delle coste di Pantelleria quando la Thaon di Revel intercetta una petroliera in acque internazionali. La nave italiana in forza all’Operazione europea Eunav for Med «Irini» lancia la richiesta di prassi: verifica della nazionalità di un mercantile e della veridicità della bandiera che è autorizzato a battere. Si scopre essere la Toa Payoh, che naviga mostrando vessilli del Camerun. Ma il comandante non risponde all’appello dei controlli. E scatta il blitz dal cielo.
Siamo a ovest dell’isola siciliana. L’elicottero Nh90 decolla dal pattugliatore italiano. I soldati si calano sulla Toa Payoh con una fune. Scena cinematografica: via all’abbordaggio e a verifiche di routine sulla petroliera: una delle 673 che l’Europa ha messo nel suo bersaglio, sottoposta a sanzioniUe e appartenente alla cosiddetta «flotta ombra» russa, dunque fermata. Si ricostruiscono i suoi movimenti. Si raccolgono elementi utili a rinverdire i cicli punitivi giunti a luglio al 21° pacchetto contro la Federazione russa per indebolirne l’economia di guerra. Si analizzano i registri e si capisce se nel tragitto ha spento i trasponder gps per eludere l’embargo. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, elogia «la preparazione ela fermezza dimostrate» dai militari. Anche questa attività - spiega - testimonia il contributo dell’Italia alla sicurezza del Mediterraneo e all’azione dell’Ue. Il personale di Nave Thaon di Revel incassa complimenti e scopre che la petroliera era partita il 16 luglio dal porto di Cotonou, in Benin, diretta a Istanbul. Passaggio obbligato per la «flotta fantasma» russa: che transita attraverso gli Stretti turchi del Bosforo e dei Dardanelli per spostare il petrolio dai porti del Mar Nero verso i mercati internazionali, provando ad aggirare l’embargo sul greggio di Mosca e le sanzioni. Di fatto, rotta esclusiva con cui portare l’oro nero verso acquirenti in Asia, Africa e altri mercati. Ma sarebbero ben più di 673, le petroliere attive al servizio della Federazione. Secondo varie fonti di intelligence, il numero è vicino a 1.500. I Paesi europei hanno quindi avviato un maggior coordinamento nel Mediterraneo centrale. Che ha visto pure la Francia compiere a giugno un blitz al largo della Sicilia abbordando la Deliver: 5 le navi bloccate da Parigi in pochi mesi, come la Tagora 700 km dalla costa bretone, nell’Atlantico. L’Italia non è da meno nel Mediterraneo: il 20 luglio lo stesso pattugliatore Thaon di Revel, che si muove al largo delle coste libiche e tunisine, ha dispiegato l’elicottero sulla petroliera MV South Star, ispezionata e scortata poi nei porti tunisini. Era entrata dallo Stretto di Gibilterra quattro giorni prima.
Per il ministro degli Esteri Tajani, l’abbordaggio di ieri conferma un lavoro che l’Italia svolge assieme agli alleati e la strategia: «Lavoriamo per la pace e per farlo bisogna spingere Putin a sedersi a un tavolo». Il Cremlino contesta le azioni Ue definendole «atti di pirateria». E se ieri il blitz si è svolto col supporto di una nave greca e di un aereo polacco – due ore di controlli nel rispetto dell’art. 110 della Convenzione Onu sul diritto del mare –non sempre i porti europei offrono la medesima collaborazione: Malta e Grecia, per esempio, frenano sul divieto totale di offrire servizi marittimi e assicurativi alle petroliere russe. E talvolta nei documenti delle navi «fantasma» compaiono strutture proprietarie difficili da ricostruire.
